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OPINION

Il Colosseo chiude, e il mondo vede solo la luce rosa

La Redazione309 wordsEdition125giovedì 24 settembre 2026 — Edizione № 125

Mercoledì il Colosseo si è illuminato di rosa per la campagna contro il cancro al seno, e poche ore prima, dentro il cantiere di quelle stesse luci, è morto un operaio di ventidue anni. Euronews ha raccontato le due cose nella stessa notizia, quasi nello stesso respiro: il fascio di luce e la chiusura del monumento. È il modo in cui il mondo guarda l'Italia, e non è un modo sbagliato. È il modo di chi arriva da lontano: vede la facciata, la sera, il colore. Non vede il ponteggio.

Il giorno prima, The Local Italy aveva riferito di un leggero calo delle morti sul lavoro nel paese. Una di quelle notizie che scorrono via, e che invece dovrebbe restare: perché dice che il lavoro che tiene in piedi le cose — i monumenti, le strade, i cantieri notturni — è un lavoro che in Italia uccide ancora, e che uccide spesso i più giovani. Il Colosseo è il simbolo che il mondo ci chiede di essere, ma nessun turista fotografa chi lo ripara.

C'è una sproporzione che vale la pena nominare. La stampa internazionale dedica pagine al turismo di massa, al sovraffollamento, ai danni che i visitatori arrecano ai centri storici. Poi, quando un cantiere di manutenzione si porta via una vita, la notizia resta ai margini, una riga in fondo. Non è cinismo: è la logica del racconto a distanza, che privilegia ciò che si vede da fuori. Ma chi vive qui sa che il patrimonio non è solo un'immagine da proteggere dalla folla: è un'infrastruttura da mantenere, con mani, turni, notti e rischi.

Da questa regione, che di cantieri e di monumenti vive, la domanda è semplice e non retorica. Se l'Italia è, per il mondo, il paese che conserva la bellezza, chi conserva chi la conserva? Le luci rosa si spengono all'alba. Il ponteggio resta.

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