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OPINION

Se il contratto sociale è rotto, chi lo ricuce

La Redazione378 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161

Il Guardian ha pubblicato un editoriale che merita di essere preso sul serio: il contratto sociale è rotto, e i giovani vogliono soluzioni. La tesi è che un superciclo elettorale nel corso del prossimo anno potrebbe ridefinire il futuro del continente, ma che anche ciò che accade nelle strade lo sta plasmando. È una formula elegante e, ci sembra, sostanzialmente giusta: la politica non è più l'unico luogo in cui si scrivono le regole della convivenza.

La cronaca che accompagna quella tesi è però più complicata. Le proteste si sono estese dalla Francia all'Italia, alla Spagna, all'Albania, al Belgio; la polizia francese ha parlato di un migliaio di arresti, e in Italia ci sono state perquisizioni a Milano e un dispositivo di sicurezza con droni ed elicotteri, come riferisce France 24. Lo stesso Guardian nota che i legislatori europei chiedono a Bruxelles di indagare sul ruolo dei social media nella diffusione delle proteste, fino all'ipotesi di bloccarne l'accesso come ultima risorsa. Quando una rivolta si organizza in quel modo, la domanda su chi debba riparare il contratto diventa anche una domanda su chi controlla i canali attraverso cui la richiesta passa.

Ci pare che la stampa internazionale tenda a collocare la soluzione sul piano nazionale: elezioni, governi, leader. Ma le rivendicazioni che il telegrafo riporta — salari, costo della vita, servizi pubblici — sono in buona parte materia europea, e in alcuni casi materia di bilancio che i singoli stati non governano da soli. Il rischio, segnalato indirettamente anche dalla conversazione di France 24 con Steven Erlanger, è che la frustrazione si scarichi sui governi nazionali mentre le leve restano altrove. Un contratto rotto non si ricuce con un solo firmatario.

Resta una questione di metodo, che riguarda anche noi che scriviamo da lontano. Le piazze italiane di questo fine settimana sono state raccontate soprattutto come cronaca di ordine pubblico: scontri, arresti, vetrine sbarrate, soldati a Milano. È il linguaggio che il mondo capisce più in fretta, ma è anche quello che riduce una richiesta a un incidente. Il Guardian, almeno, ha avuto il merito di chiamarla con il suo nome. La domanda che lasciamo al lettore è semplice: se il contratto è rotto, chi ha il coraggio di sedersi al tavolo e riscriverlo, e con quale penna.

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