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MOLISE

Il DNA dell'uva antica rivela i segreti della vinificazione romana

Scienziati scoprono che i vigneti del Chianti producevano frutti bianchi. Per il Molise, l'assenza dalla ricerca internazionale racconta un'altra storia

Antonio Petrella787 wordsEdition16lunedì 15 giugno 2026 — Edizione № 16

Secondo il Guardian, i ricercatori hanno estratto DNA da semi d'uva di duemila anni fa trovati in antichi pozzi in Toscana, tracciando la storia genetica più estesa di viti recuperate da un unico sito. La scoperta rivela che gli antichi vigneti del Chianti, oggi celebri per i vini rossi, producevano frutti bianchi: una rivelazione che riscrive le origini della vinificazione moderna europea.

La ricerca tocca un tema caro alla stampa internazionale: il patrimonio agricolo italiano come risorsa narrativa e scientifica. I media stranieri leggono la viticoltura italiana come una continua linea di eccellenza che risale all'epoca romana, trasformando l'archeologia ampelografica in soft power culturale. La Toscana, ancora una volta, finisce sotto i riflettori globali.

Per il Molise, la notizia è uno specchio di un'assenza. Il Molise produce vino – il Tintilia, il Montepulciano, il Biferno – ma nessuna ricerca internazionale menziona i vigneti molisani nelle storie sulla continuità viticola italiana. Non ci sono pozzi scavati da archeologi stranieri, non ci sono DNA estratti, non ci sono titoli nei giornali del mondo.

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Il DNA dell'uva antica rivela i segreti della vinificazione romana — La Veduta