ESTERI
Crosetto alla BBC: Trump sbaglia sull'Ucraina
Il ministro della Difesa critica il ridimensionamento del sostegno americano a Kiev, e Trieste rilegge la sua frontiera orientale
Sergio Madrussan832 wordsEdition №155lunedì 19 ottobre 2026 — Edizione № 155
Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha dichiarato alla BBC che limitare il sostegno americano all'Ucraina è «completamente sbagliato», avvertendo che gli Stati Uniti rischiano così di prolungare l'invasione su vasta scala della Russia invece di contribuire a porvi fine. L'emittente britannica ha diffuso l'intervista venerdì 16 ottobre.
È una presa di posizione netta, e arriva da un esecutivo che l'opinione pubblica internazionale colloca stabilmente nell'area politica della destra di governo. La BBC la presenta come un richiamo diretto a Washington, non come una polemica interna alla coalizione.
Per una regione come il Friuli-Venezia Giulia, che condivide con l'Austria e la Slovenia un confine orientale e che ha ospitato per decenni una delle principali guarnigioni della NATO nel Sud Europa, la frase del ministro non è un dettaglio diplomatico lontano.
La questione ucraina, per Trieste e per tutto l'arco giuliano, si legge attraverso la lente della sicurezza dell'Europa centrale e sudorientale, dove la presenza americana è da decenni la garanzia principale.
L'intervista alla BBC è la notizia del giorno sul fronte della politica estera italiana. Crosetto, secondo l'emittente, ha sostenuto che il ridimensionamento del sostegno statunitense rischia di allungare la guerra anziché accorciarla. La formulazione è secca e non lascia margini di interpretazione: «completamente sbagliato».
Va detto con precisione cosa la BBC riporta e cosa non riporta. L'emittente riferisce la posizione del ministro della Difesa italiano; non dettaglia, nel sommario disponibile, quali misure specifiche di Washington siano oggetto della critica, né se il governo italiano abbia formalizzato una posizione comune con altri alleati europei.
Il quadro generale, tuttavia, è noto alla stampa internazionale: da mesi la copertura estera registra un dibattito acceso tra gli alleati sulla continuità degli aiuti a Kiev, e l'Italia è tra i Paesi che hanno sostenuto l'Ucraina sia in sede NATO sia in sede europea. La dichiarazione del ministro si colloca dentro questa cornice, ma la sposta su un piano esplicito di critica a Washington.
Per il Friuli-Venezia Giulia il tema ha una risonanza particolare. La regione è terra di confine con la Slovenia, membro della NATO e dell'Unione europea dal 2004, e con l'Austria, Stato neutrale ma profondamente integrato nell'economia europea. La stabilità dell'area balcanica e danubiana, che da Trieste si guarda ogni giorno, dipende in larga misura dall'equilibrio di sicurezza garantito dall'alleanza atlantica.
La stessa posizione geografica fa della regione un osservatorio sulle rotte che attraversano l'Europa centro-orientale. Le infrastrutture portuali e ferroviarie giuliane sono da anni al centro dell'interesse della stampa specializzata internazionale proprio per il loro ruolo di snodo verso i mercati dell'Europa centrale e dei Balcani occidentali. Una guerra che si prolunga in Ucraina pesa su quelle rotte, sui costi dell'energia e sulla logistica continentale.
La critica di Crosetto alla linea americana, se confermata nei termini riportati dalla BBC, segnala una tendenza più ampia: alcuni governi europei, anche di orientamento conservatore, stanno prendendo le distanze dall'idea che l'Europa possa scaricare sul solo attore americano — o viceversa, che possa farne a meno — la responsabilità della sicurezza continentale.
La stampa britannica, che segue con attenzione il dibattito sulla difesa europea, tende a leggere queste prese di posizione come segnali di una fase di transizione. Non è un caso che l'intervista sia stata rilasciata proprio alla BBC, un'emittente che il pubblico italiano di orientamento atlantista segue con attenzione.
C'è poi un elemento di politica interna che la copertura estera sfiora ma non approfondisce: la posizione del ministro della Difesa non è necessariamente sovrapponibile a quella dell'intero esecutivo su ogni singolo passaggio. La regola della casa è chiara: non attribuiamo al governo italiano posizioni che le fonti estere non gli attribuiscono. La BBC riferisce le parole di Crosetto, e a quelle ci atteniamo.
Per la redazione giuliana la domanda che resta aperta è un'altra. Se gli Stati Uniti riducono il proprio impegno, chi garantisce la sicurezza del fianco sudorientale dell'alleanza? La risposta, per ora, resta affidata alle dichiarazioni dei ministri e ai comunicati delle cancellerie, non a decisioni operative note alla stampa internazionale.
Trieste, città che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze dei grandi sommovimenti del Novecento — dalla fine dell'impero asburgico alla guerra fredda, dal confine conteso all'allargamento europeo — sa che le parole dei ministri della Difesa contano soprattutto per ciò che implicano sul terreno.
La regione ospita istituzioni scientifiche di rilievo internazionale e un sistema portuale che la stampa di settore colloca tra i principali dell'Adriatico settentrionale. Entrambi i settori dipendono da un contesto di stabilità che nessun accordo commerciale, da solo, può garantire.
La posizione espressa alla BBC dal ministro italiano verrà probabilmente discussa nei prossimi vertici alleati. La stampa estera continuerà a seguirla, e con essa la domanda di fondo: l'Europa è pronta a difendersi da sola, o continuerà a contare sull'ombrello americano anche quando questo si restringe?
Per ora, l'unico dato certo è quello che la BBC ha riportato: un ministro della Difesa italiano, parlando a un'emittente britannica, ha definito sbagliata la linea di Washington. Il resto è dibattito aperto, dentro e fuori i confini della regione.
