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OPINION

L'estate che non dimenticheremo

La Redazione353 wordsEdition94martedì 25 agosto 2026 — Edizione № 94

Le cifre riportate dalla stampa internazionale parlano di oltre trentamila morti in eccesso in Europa durante un'estate segnata da ondate di calore consecutive e siccità. Un numero che gli scienziati collegano senza esitazione al cambiamento climatico causato dall'uomo. The Local, citando dati provvisori, ci consegna una fotografia impietosa di una stagione che molti di noi hanno vissuto come un incubo fatto di afa e notti insonni.

Per l'Italia, paese che si affaccia sul Mediterraneo, questa estate non è stata solo una questione di disagio. È stata una prova di resistenza per le città, per l'agricoltura, per gli stessi corpi. Le ondate di calore non sono un fenomeno astratto: si traducono in bollette elettriche più salate per l'aria condizionata, in raccolti compromessi, in un aumento della mortalità tra gli anziani, come le cronache di questi mesi hanno documentato.

Il sondaggio del Guardian che mostra come in sei paesi europei, incluso il Regno Unito, molti cittadini preferiscano incentivare l'uso dell'aria condizionata piuttosto che ridurre le emissioni, è un segnale preoccupante. Sembra suggerire che la risposta immediata al disagio prevalga sulla visione di lungo periodo. È una tentazione comprensibile, ma pericolosa, soprattutto per un paese come il nostro, dove il patrimonio architettonico e la conformazione urbana rendono difficile un adattamento rapido.

Di fronte a queste evidenze, il nostro sguardo non può limitarsi alla cronaca. La domanda che ci poniamo è come l'Italia, da paese del sole e del bel clima, si trasformerà in un paese che deve imparare a convivere con il caldo estremo. Le soluzioni tecniche esistono, ma richiedono scelte politiche e investimenti che finora sono mancati. Il rischio è quello di adattarsi all'emergenza giorno per giorno, senza mai affrontare la radice del problema.

Forse il vero insegnamento di questa estate è che il cambiamento climatico non è più una minaccia lontana, ma una realtà quotidiana. E che le nostre città, i nostri sistemi sanitari, le nostre economie locali dovranno ripensarsi. La Redazione crede che il racconto di questi mesi, così come emerge dalle corrispondenze estere, debba essere un monito: non possiamo permetterci di dimenticare, con l'arrivo dell'autunno, ciò che il caldo ci ha insegnato.

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