OPINION
Il ponte sullo Stretto, un sogno che attraversa i secoli
La Redazione230 wordsEdition №93lunedì 24 agosto 2026 — Edizione № 93
C'è un'immagine che la stampa internazionale insegue da duemila anni: un ponte sullo Stretto di Messina. Il Guardian questa settimana ne ha ricostruito la storia, dai Romani ai cantieri mai aperti, e il racconto dice molto di come il mondo vede l'Italia: un paese capace di sognare in grande e di fermarsi davanti alla prima difficoltà concreta.
Il progetto è tornato d'attualità per volontà dei funzionari, ma le voci contrarie non si contano. Gli ingegneri ne discutono la fattibilità, i residenti protestano, e intanto l'isola più grande del Mediterraneo aspetta da sempre un collegamento stabile che non arriva. La distanza tra l'ambizione e la sua realizzazione è la vera materia di questa storia.
Noi che viviamo in una regione di frontiera sappiamo che i ponti si costruiscono prima nella testa delle persone e poi nel cemento. Il dibattito sullo Stretto non è solo una questione di infrastrutture: è il simbolo di un paese che fatica a trasformare le proprie idee in opere, e il mondo lo guarda con un misto di fascino e impazienza.
Forse il ponte non si farà mai, o forse si farà tra vent'anni, quando nessuno lo aspetta più. Ma la sua storia continuerà a essere raccontata dai giornali stranieri come la metafora di un'Italia che sogna più di quanto costruisca. E noi, da questa sponda, non possiamo che riconoscere in quel ritratto una parte di verità.
