OPINION
Il turismo italiano scopre di essere fragile quando il confine diventa caotico
La Redazione214 wordsEdition №13venerdì 12 giugno 2026 — Edizione № 13

I porti dei traghetti europei hanno lanciato l'allarme questa settimana: i nuovi controlli biometrici dell'Unione europea, l'Entry/Exit System, stanno creando caos ai confini proprio mentre inizia la stagione estiva. Trieste, Venezia, gli aeroporti del nord: l'Italia è una delle prime linee di questo nuovo fronte. La stampa internazionale lo racconta come un problema tecnico, una questione di sistemi che non sono pronti. Ma è qualcosa di più profondo.
Quello che emerge dalla copertura estera è una contraddizione che l'Italia vive da decenni senza risolverla. Il paese ha costruito un'economia turistica gigantesca — milioni di visitatori ogni anno, patrimonio mondiale, infrastrutture dedicate — su un'idea di accesso facile, quasi senza attrito. Ora l'Europa chiede controlli più rigidi, tracciamento biometrico, verifiche che richiedono tempo. I capi del turismo globale, secondo Reuters e France 24, dicono che i viaggiatori sono già scoraggiati dalla prospettiva dei ritardi. L'Italia non può permettersi di scoraggiare nessuno.
La domanda che la stampa straniera non si pone, ma che dovrebbe, è questa: su cosa abbiamo costruito il nostro benessere economico, se non possiamo mantenerlo quando le regole cambiano? Il turismo italiano è fragile non perché i turisti manchino, ma perché dipende da una facilità che non controlliamo più. E l'estate che arriva sarà il primo vero test di quanto fragile sia davvero.
