OPINION
L'Etna, la morte e la cenere: il vulcano che racconta la Sicilia
La Redazione373 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89
Questa settimana il mondo ha raccontato l'Etna in due modi opposti e complementari. Prima la morte di un escursionista americano di 29 anni, colpito da un fulmine mentre camminava in un'area che le autorità avevano chiuso per la recente attività vulcanica. Poi, il giorno dopo, l'eruzione che ha sospeso i voli da Catania, nel pieno della stagione turistica. Due notizie che la stampa internazionale ha diffuso quasi in contemporanea, come se il vulcano volesse dettare lui stesso l'agenda.
C'è una lettura che unisce i due fatti. L'Etna è il vulcano più attivo d'Europa e la Sicilia lo sa da sempre. Ma chi arriva da fuori, spesso, lo vede come uno sfondo spettacolare per le proprie vacanze, un luogo da ammirare e fotografare. La notizia del fulmine e quella dell'eruzione ricordano che la montagna non è un set: è una forza naturale che non conosce calendari turistici né divieti che possano contenerla del tutto.
La reazione internazionale, per come l'abbiamo letta sui dispacci di Reuters, del Guardian e del New York Times, oscilla tra il cordoglio e la praticità. Da un lato il racconto della vita spezzata di un giovane in vacanza; dall'altro le code in aeroporto, i voli cancellati, i viaggiatori in attesa. È la stessa doppia anima con cui il mondo guarda da sempre a questa terra: un luogo di straordinaria bellezza e di perenne precarietà.
Dalla nostra regione, la vicenda assume un altro colore. L'Etna non è solo un pericolo o un'attrazione: è un compagno di vita. I siciliani ci convivono, ci lavorano, ci costruiscono le case alle pendici. Quando il mondo scopre con stupore che il vulcano erutta, qui si osserva con la calma di chi sa che il fuoco fa parte del paesaggio, e che il problema non è la lava ma l'improvvisazione di chi la sottovaluta.
Forse è questo che la copertura internazionale di questi giorni ci insegna. La meraviglia e il rischio non sono in opposizione: convivono, come convivono la cenere che oscura il cielo e la luce che illumina le vigne dell'Etna. Il mondo guarda alla montagna con occhi ora incantati, ora spaventati. Noi la guardiamo con la familiarità di chi sa che il vulcano non chiede permesso, e che l'unica risposta possibile è il rispetto.
