OPINION
Il vulcano e il turista: il richiamo che uccide
La Redazione432 wordsEdition №87martedì 18 agosto 2026 — Edizione № 87
La notizia arriva dai dispacci internazionali di questa settimana: un uomo di ventinove anni, cittadino americano, è morto dopo essere stato colpito da un fulmine mentre camminava in un'area chiusa dell'Etna. I soccorritori lo hanno trovato in condizioni gravi sul versante orientale del vulcano, e l'ospedale di Catania non ha potuto fare nulla. Il racconto, ripreso da Reuters, dal Guardian e dal New York Times, non è solo una cronaca di sventura: è la fotografia di un rapporto complesso tra la natura e chi la guarda.
L'Etna è il vulcano attivo più alto d'Europa, e da settimane erutta lava e cenere, tanto da sospendere i voli dall'aeroporto di Catania nel pieno della stagione turistica. Eppure, come riferisce Euronews, i visitatori continuano ad avvicinarsi, attratti dallo spettacolo del fuoco, nonostante gli avvertimenti delle guide locali. C'è qualcosa di antico in questa attrazione: il desiderio di stare accanto al pericolo, di toccare con mano una forza che non si controlla. Ma c'è anche qualcosa di nuovo, tipico del nostro tempo: la trasformazione del rischio in merce, in esperienza da raccontare, in immagine da condividere.
Dalla nostra regione, che vive all'ombra di questo gigante, vediamo la scena con occhi diversi. Per chi ci abita, l'Etna non è un set: è un compagno di vita, a volte inquieto, che detta i ritmi delle stagioni e impone rispetto. La zona rossa, i sentieri chiusi, le ordinanze di protezione civile non sono burocrazia: sono la memoria di eruzioni che hanno cancellato paesi e di colate che hanno cambiato il paesaggio. Il turista che ignora i divieti non sfida solo la fortuna, ma anche una conoscenza locale che si è accumulata in secoli di convivenza.
La stampa estera ha raccontato questa morte con il tono della cronaca, ma la domanda che resta è più profonda. Come si fa a coniugare la bellezza di un vulcano, che è anche la sua minaccia, con la sicurezza di chi lo visita? Non c'è una risposta semplice, e forse non c'è risposta affatto. Ma una cosa è certa: il rischio non si può eliminare, si può solo rispettare. E il rispetto, a differenza dell'attrazione, non si insegna con un cartello.
Il mondo guarda l'Etna e vede uno spettacolo; noi, che ci viviamo accanto, vediamo una responsabilità. La morte di questo giovane uomo non è solo una tragedia privata, ma un monito collettivo: la natura non è un parco a tema, e il suo fascino non può essere separato dal suo pericolo. Forse è questo che il resto del mondo dovrebbe capire, mentre le immagini del vulcano in fiamme fanno il giro del pianeta.
