CULTURA
Iñárritu, Tom Cruise e la satira ecologica che il Guardian non perdona
Il giornale britannico stronca Digger: «esasperantemente laborioso e autocelebrativo», nonostante un regista premio Oscar
Eleonora Vanzetti464 wordsEdition №133venerdì 2 ottobre 2026 — Edizione № 133
Il Guardian ha recensito Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise. Il critico parte da una premessa: un nuovo lavoro del regista messicano premio Oscar «è sempre un evento».
La conclusione, però, è dura: «è sconcertante scoprire che l'evento in questione è il film più deludente» del regista. Il giudizio complessivo parla di un film «esasperantemente laborioso e autocelebrativo».
La trama, come la riassume il giornale, riguarda un magnate del petrolio le cui trivellazioni irresponsabili causano una crisi globale. È satira ecologica, ma per il Guardian non regge il peso delle proprie ambizioni.
Il nome di Iñárritu è legato a una stagione precisa del cinema internazionale, quella che la critica ha spesso letto come il passaggio del regista messicano dal dramma a episodi — Amores Perros, 21 grammi, Babel — a un cinema più dichiaratamente autoriale e sperimentale, fino al premio Oscar.
L'accoppiata con Tom Cruise sposta però il discorso su un altro terreno: quello del divo hollywoodiano che si mette al servizio di un autore. Il Guardian non commenta la performance di Cruise oltre a segnalarne la presenza, e questo silenzio è in sé un giudizio.
Per la redazione Cultura de La Veduta, la recensione è interessante soprattutto per il modo in cui la stampa britannica misura le ambizioni del cinema d'autore quando incontra il sistema degli studios. Il tema del petrolio e della crisi climatica, osserva il critico, viene trattato con una satira che non convince.
La satira ecologica è un filone che i festival europei hanno frequentato molto negli ultimi anni, e la ricezione di un film come Digger dirà qualcosa su quanto il pubblico internazionale tolleri il didascalismo quando il tema è il clima.
Il Guardian non offre cifre di incasso né indica una data di uscita italiana. La recensione si ferma al giudizio critico, ed è su quello che La Veduta può riferire.
Un elemento che il giornale mette in luce è la questione dell'autorappresentazione: il film, scrive il critico, è «autocelebrativo». È un'accusa ricorrente nel dibattito sul cinema d'autore contemporaneo, quello che riflette su se stesso mentre racconta il mondo.
Vale la pena ricordare, senza aggiungere ciò che la fonte non dice, che il rapporto tra grandi registi e grandi divi è da sempre un terreno di rischio: può produrre un'opera memorabile o un esercizio di stile. Il Guardian colloca Digger nel secondo caso.
Per chi segue i festival, la domanda è se il film troverà spazio nel circuito europeo e come verrà accolto da una critica meno legata al mercato anglofono. Su questo il Guardian non si pronuncia.
La recensione non contiene interviste né dichiarazioni del regista o dell'attore. La Veduta si limita quindi a riferire il giudizio del giornale, senza attribuire a Iñárritu o a Cruise parole che la fonte non riporta.
