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La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
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ABRUZZO

Da L'Aquila, uno sguardo sul'Italia che gli stranieri non vedono

La redazione abruzzese di La Veduta racconta il Paese attraverso le fratture dimenticate e le resilienza silenziose

Marco Di Sante484 wordsEdition1Edizione inaugurale № 1

Questo giornale nasce da una convinzione semplice: l'Italia si capisce meglio da fuori. Non perché gli stranieri siano più intelligenti di noi, ma perché non sono prigionieri della nostra rumorosa quotidianità, dei nostri rituali politici, della nostra capacità di trasformare le tragedie in spettacolo. La Veduta guarda il Paese come lo guarderebbero i corrispondenti delle grandi testate europee e americane: con curiosità fredda, senza indulgenza, cercando i fatti sotto le narrazioni.

La redazione abruzzese si posiziona deliberatamente in periferia. Non per provincialismo, ma perché le periferie sono il vero laboratorio dell'Italia contemporanea. Qui, sull'altopiano appenninico e nelle valli aquilane, si concentrano le fratture che il dibattito pubblico nazionale preferisce ignorare: lo spopolamento silenzioso, la lotta quotidiana della ricostruzione post-sisma, la fragilità di un territorio che continua a subire il cambio climatico senza risorse adeguate, la resistenza di comunità che non hanno smesso di credere nella montagna.

Quando il 6 aprile 2009 la terra tremò sotto L'Aquila, il mondo intero guardò questa città per una settimana. Poi se ne dimenticò. Noi no. Perché dimenticare L'Aquila significa dimenticare come funziona davvero la ricostruzione in Italia: lenta, burocratica, spesso catturata da interessi privati, ma anche capace di una dignità straordinaria. Quindici anni dopo il terremoto, questa redazione continua a raccontare quella storia non come tragedia conclusa, ma come processo in corso. Come specchio di come l'Italia affronta le sue crisi strutturali.

Il nostro focus è l'ambiente e i parchi perché qui si gioca il futuro del Paese. Il Gran Sasso, la Maiella, i Sibillini non sono scenari turistici. Sono ecosistemi sotto pressione, laboratori dove si capisce se l'Italia sa proteggere quello che ha. Sono anche il principale motore economico possibile per una regione che ha perso popolazione negli ultimi vent'anni. Raccontare i parchi significa raccontare la scelta tra declino e rigenerazione.

Quello che facciamo è semplice: guardiamo l'Italia da qui, da questa montagna, attraverso gli occhi di chi legge La Veduta da Berlino o da New York. Non cerchiamo scoop. Cerchiamo le narrazioni vere sotto il rumore. Cerchiamo di capire se l'Italia sta affrontando i suoi problemi strutturali o se continua a raccontarsi storie. Se la ricostruzione è davvero possibile, o se è solo una parola che usiamo per evitare di ammettere che stiamo abbandonando interi territori.

Questo sguardo da fuori non è freddo. È radicato. Chi scrive da qui conosce questa montagna, le sue persone, la sua storia. Ma conosce anche il resto del mondo, sa come altre nazioni affrontano le stesse sfide. Non è nostalgia. È consapevolezza che l'Italia merita di essere letta con la stessa serietà con cui leggiamo la Germania o la Francia.

La Veduta abruzzese sarà sobria, documentata, segnata dal sisma ma non vittimista. Racconterà le cose che funzionano e quelle che non funzionano. Cercherà di spiegare perché. E continuerà a guardare l'Italia non come un problema da risolvere, ma come una realtà complessa che merita di essere compresa davvero, non raccontata.

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Da L'Aquila, uno sguardo sul'Italia che gli stranieri non vedono — La Veduta