OPINION
Gli incendi d'Europa e la politica che arranca
La Redazione225 wordsEdition №59martedì 28 luglio 2026 — Edizione № 59
The Guardian ha pubblicato questa settimana un'osservazione che tocca il cuore della crisi europea: le politiche climatiche vengono deprioritizzate proprio quando il ritmo del riscaldamento globale non è mai stato più evidente. Non è una critica astratta. Domenica scorsa, centinaia di persone sono state evacuate via mare dalla Puglia mentre un incendio divorava la costa adriatica. Nello stesso fine settimana, fiamme hanno minacciato l'entroterra siciliano. Il mondo intero vede questi episodi come parte di un pattern più ampio, non come eccezioni.
Ciò che colpisce chi legge la stampa straniera è una contraddizione nuda: l'Italia possiede una consapevolezza scientifica della propria vulnerabilità climatica — il territorio è fra i più esposti d'Europa a siccità, alluvioni e incendi — eppure la risposta politica rimane frammentaria. Reuters, l'Associated Press, i corrispondenti di Bruxelles raccontano un'Europa che sa cosa fare ma non riesce a farlo. La distanza fra la comprensione del problema e l'azione rimane abissale.
Il paradosso italiano è ancora più acuto. Un paese che vive il cambiamento climatico sulla pelle — dalle Alpi che si sgretolano all'Etna che cambia comportamento — non riesce a tradurre questa esperienza in una forza politica coerente. Dall'estero, questo appare come una forma di rassegnazione mascherata da normalità. La domanda che il mondo si pone è semplice: se non l'Italia, con tutta la sua esposizione, allora chi farà il primo passo decisivo?
