MARCHE
Il verdetto di Genova espone il conto delle infrastrutture marchigiane
Mentre l'Italia condanna 32 persone per il crollo del ponte Morandi, la regione riflette sui rischi dell'invecchiamento stradale e ferroviario
Elena Marcheggiani787 wordsEdition №51lunedì 20 luglio 2026 — Edizione № 51
Un tribunale italiano ha condannato 32 imputati per il loro ruolo nel disastro del ponte Morandi di Genova dell'agosto 2018, che ha ucciso 43 persone. L'ex amministratore delegato dell'operatore autostradale Autostrade, Giovanni Castellucci, è stato condannato a dodici anni di carcere per omicidio stradale e negligenza, secondo quanto riferito da France 24 e dalla BBC questa settimana.
Il verdetto arriva otto anni dopo il crollo e rappresenta il primo momento in cui la responsabilità penale viene assegnata. Tuttavia, come sottolineano le agenzie internazionali, la sentenza espone un problema più ampio: l'Italia possiede una rete di infrastrutture critiche — ponti, viadotti, gallerie — molte delle quali costruite negli anni sessanta e settanta e mai adeguatamente manutenute.
Nelle Marche, questa realtà è particolarmente evidente. La regione è attraversata da importanti corridoi stradali e ferroviari che collegano il nord Europa ai porti adriatici. Il viadotto sul Metauro, la superstrada E76, le linee ferroviarie della costa — tutti infrastrutture essenziali per il trasporto di merci e persone, tutte costruite decenni fa.
France 24 sottolinea che il crollo del ponte Morandi fu il risultato di una combinazione di negligenza manutentiva, mancanza di controlli adeguati e conflitti di interesse tra l'operatore privato e le autorità di regolazione. Castellucci e altri dirigenti di Autostrade avevano accesso a relazioni tecniche che indicavano lo stato di degrado del ponte, ma secondo l'accusa non intrapresero azioni correttive tempestive.
Nelle Marche, la gestione delle infrastrutture segue un modello simile: molti tratti della viabilità principale sono gestiti in concessione a operatori privati, mentre la manutenzione ordinaria rimane responsabilità dello Stato. Questo duplice regime ha generato nel tempo situazioni di ambiguità: chi è responsabile di un intervento urgente? Chi finanzia la manutenzione ordinaria quando la concessione non la copre?
La BBC ha riportato che tra i 57 imputati processati per il disastro, 25 sono stati assolti o scagionati. Questo dato rivela un'altra realtà italiana: la difficoltà nel provare responsabilità penale anche quando le prove tecniche di negligenza sono forti. France 24 nota che la giustizia italiana ha impiegato otto anni per arrivare a un verdetto, un tempo che riflette la complessità del sistema legale italiano e la lunghezza dei processi.
Per le Marche, il verdetto di Genova rappresenta un campanello d'allarme. La regione ospita alcuni dei distretti manifatturieri più importanti d'Italia — calzature, mobili, macchinari. La loro competitività dipende dalla qualità della logistica, che a sua volta poggia su infrastrutture efficienti. Un crollo su un viadotto marchigiano non solo costerebbe vite umane, ma interromperebbe le catene di fornitura globali di migliaia di piccole e medie imprese.
Gli amministratori marchigiani hanno iniziato a richiedere al governo nazionale ispezioni accelerate dei principali viadotti e ponti della regione. Tuttavia, secondo i dati disponibili, il finanziamento per la manutenzione straordinaria rimane insufficiente. Il governo italiano ha allocato risorse per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016, ma gli investimenti in manutenzione preventiva delle infrastrutture esistenti rimangono modesti.
La BBC ha notato che il crollo del ponte Morandi ha sollevato domande più ampie sulla governance delle infrastrutture italiane. Autostrade per l'Italia, l'operatore principale, è stata per decenni gestita dalla famiglia Benetton. Solo dopo il crollo sono iniziate pressioni per una revisione della proprietà e della gestione. Tuttavia, il processo di trasferimento è stato lento e controverso.
Nelle Marche, la questione della manutenzione infrastrutturale si intreccia con il tema del declino demografico. La regione ha perso 100.000 abitanti negli ultimi vent'anni. Questo calo riduce il gettito fiscale disponibile per gli investimenti pubblici, creando un circolo vizioso: meno soldi per la manutenzione, più rischi di degrado, meno attrattività per le imprese e i lavoratori, ulteriore emigrazione.
France 24 sottolinea che il verdetto di Genova è stato accolto con sentimenti contrastanti. Le famiglie delle vittime hanno visto riconosciuta una responsabilità, ma molti esperti di ingegneria civile hanno notato che la sentenza non affronta il problema strutturale: come impedire che situazioni simili si ripetano in altre parti d'Italia.
Nel nord-est, la situazione è leggermente migliore: il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto hanno investito più nella manutenzione infrastrutturale. Tuttavia, le Marche, insieme a molte regioni del Centro e del Sud, affrontano un backlog di manutenzione che cresce ogni anno.
La BBC ha intervistato esperti che suggeriscono che il verdetto di Genova potrebbe catalizzare una revisione più ampia della politica infrastrutturale italiana. Tuttavia, questo dipenderà dalle scelte del governo nazionale e dalla disponibilità di finanziamenti europei attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza.
Per le Marche, il messaggio è chiaro: il tempo per la manutenzione preventiva è scaduto. Ogni anno di ritardo aumenta il rischio di un evento catastrofico che potrebbe paralizzare l'economia regionale. Il verdetto di Genova non è solo una questione di giustizia penale; è un avvertimento sulla fragilità delle fondamenta economiche su cui poggia la prosperità della regione.
