The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

VENETO

Ink di Boyle a Venezia: il tabloid che ha cambiato la politica

Il film sul Sun apre il Festival del Lido. Murdoch felice della sua versione, ma la storia delle news è anche una storia italiana

Tommaso Veronese833 wordsEdition №105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105

Il Festival del Cinema di Venezia si è aperto mercoledì con 'Ink', il nuovo film di Danny Boyle che racconta l'ascesa del tabloid britannico The Sun. Il New York Times ha definito il film un ritratto 'nello stile caratteristico e travolgente di Boyle' degli scandali che hanno ridefinito il giornalismo popolare. Ma mentre le luci del Lido si accendono sul potere della stampa britannica, la storia solleva domande che risuonano ben oltre la Fleet Street.

Il Guardian riporta che Rupert Murdoch, interpretato da Guy Pearce, sarebbe 'molto felice' della sua versione cinematografica, secondo quanto riferito dall'attore australiano. La figlia del magnate, Elisabeth, avrebbe detto a Pearce che suo padre era contento, 'ma non aveva ancora visto il film'. Un'ironia che dice molto sul rapporto tra potere e rappresentazione, un tema che Venezia — città di maschere e di vetri — conosce bene.

L'apertura della 83esima Mostra del Cinema di Venezia con 'Ink' non è una scelta casuale. Il festival lagunare ama le storie che esplorano il confine tra realtà e finzione, e il film di Boyle — che il New York Times descrive come un ritratto dell'ascesa del tabloid britannico nello stile caratteristico e travolgente del regista — è esattamente questo. È la storia di come un giornale popolare abbia cambiato il linguaggio della politica, trasformando le notizie in merce e i politici in personaggi.

Boyle, che ha diretto 'Trainspotting' e 'The Millions', porta sullo schermo la nascita del Sun degli anni '70, quando Rupert Murdoch acquistò il giornale e lo trasformò in un fenomeno di massa. Il Guardian racconta che Guy Pearce interpreta il magnate australiano, e che Murdoch sarebbe 'molto felice' del risultato, pur non avendo ancora visto il film. La figlia Elisabeth avrebbe fatto da tramite, secondo quanto riferito dall'attore.

Ma la storia del tabloidismo è anche una storia italiana. Il Veneto, e Venezia in particolare, hanno un rapporto ambiguo con la stampa popolare. Da una parte, la città è stata a lungo un soggetto privilegiato del giornalismo internazionale: le sue acque, il suo turismo, la sua bellezza hanno riempito pagine di giornali di tutto il mondo. Dall'altra, la regione ha visto nascere e crescere un sistema di media locali potentissimi, capaci di influenzare le campagne elettorali e le scelte amministrative.

Il parallelo con il caso britannico è evidente: anche in Italia, il confine tra informazione e intrattenimento si è fatto sempre più sottile. E anche in Italia, come in Gran Bretagna, il potere dei media ha spesso superato quello delle istituzioni. Il New York Times, nella sua recensione di 'Ink', sottolinea come il film mostri 'gli scandali dei tabloid che vendono e il pubblico che compra', una dinamica che ha trovato terreno fertile anche nel nostro paese.

Venezia, che ospita il festival, è anche la città dove il giornalismo internazionale si confronta ogni anno con la realtà italiana. I critici stranieri che arrivano al Lido portano con sé uno sguardo che spesso coglie aspetti che la stampa locale dà per scontati. La Biennale, del resto, è da sempre un osservatorio privilegiato: qui si misurano le tendenze culturali, ma anche i rapporti di forza tra i paesi e le loro narrazioni.

Il film di Boyle arriva in un momento in cui il dibattito sul ruolo dei media è più acceso che mai. La crisi della carta stampata, l'ascesa dei social network, la diffusione delle fake news: tutto questo fa da sfondo alla storia del Sun, che ha rappresentato un modello di giornalismo aggressivo e populista che ha fatto scuola in tutto il mondo. E anche in Italia, dove il fenomeno dei 'giornali di partito' e delle televisioni commerciali ha plasmato il dibattito pubblico per decenni.

Il Guardian, nell'articolo su Murdoch e Pearce, racconta un aneddoto rivelatore: la figlia del magnate avrebbe detto all'attore che suo padre era contento della sua interpretazione, ma che non aveva ancora visto il film. Una scena che sembra uscita da un film di Boyle: il potente che non guarda la propria rappresentazione, ma ne è comunque soddisfatto. Un'immagine che dice molto sul rapporto tra i media e il potere, un tema che Venezia conosce bene.

Mentre il festival prosegue, con 'Nessun Dolore' di Gianni Amelio che il Guardian ha definito 'una fiaba romana scettica sulla colpa dei bianchi liberali', la domanda che 'Ink' lascia sullo schermo è se il modello di giornalismo che ha reso famoso il Sun sia davvero superato o se, semplicemente, abbia cambiato forma. I social media, gli influencer, i giornali online: forse il tabloidismo non è morto, ma si è semplicemente trasferito su altre piattaforme.

Venezia, con la sua storia di città aperta al mondo e di crocevia di culture, offre lo scenario perfetto per questa riflessione. Il festival, che ogni anno porta al Lido le storie più diverse, è anche il luogo dove il giornalismo internazionale incontra il cinema e dove le due narrazioni — quella giornalistica e quella cinematografica — si confrontano. 'Ink' è solo l'ultimo esempio di questo confronto, che continua a interrogare il pubblico e i critici.

Share