ESTERO
L'Italia contesta Rutte: le basi NATO e la guerra in Iran
Roma critica il segretario generale della NATO dopo le dichiarazioni sui voli americani. La questione divide l'alleanza prima del vertice di luglio ad Ankara.
Adriana Sole1,247 wordsEdition №26giovedì 25 giugno 2026 — Edizione № 26
Roma ha criticato duramente mercoledì il segretario generale della NATO Mark Rutte dopo che questi ha dichiarato che 500 aerei americani hanno decollato dalle basi statunitensi in Italia durante la guerra in Iran. Secondo Politico Europe, Rutte ha affermato che migliaia di jet hanno volato verso l'Iran dall'Europa nel corso del conflitto.
Il governo italiano ha risposto definendo le dichiarazioni «completamente fuorvianti», secondo The Local Italy. La questione tocca un nervo scoperto della politica interna italiana: l'uso delle infrastrutture militari italiane per operazioni militari all'estero rimane politicamente sensibile.
La tensione arriva mentre i leader europei si preparano al vertice NATO di luglio ad Ankara. Secondo Politico Europe, i capi di stato di Gran Bretagna, Francia, Italia, Polonia e Germania si sono riuniti a Berlino mercoledì per coordinare una posizione comune sul rafforzamento del pilastro europeo dell'alleanza prima dell'incontro tra il segretario generale Rutte e il presidente americano Donald Trump.
La disputa tra Roma e il segretario generale della NATO rivela una frattura più profonda sulla questione della sovranità italiana e del ruolo del paese nell'alleanza atlantica. Mentre l'Unione europea e la NATO cercano di presentare un fronte unito di fronte alle pressioni americane, l'Italia si trova in una posizione delicata: membro della NATO da più di settant'anni, ma sempre più riluttante a finanziare operazioni militari esterne.
Secondo Defense News, il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha confermato venerdì scorso al parlamento che l'Italia ha deciso di non sostenere lo schema NATO Prioritised Ukraine Requirements List (PURL), attraverso il quale i paesi si impegnano a finanziare l'acquisto di armi statunitensi destinate all'Ucraina. Questa scelta rappresenta un segnale che Roma vuole limitare la sua spesa difensiva in un contesto di pressioni crescenti dagli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Rutte sulle basi italiane arrivano in un momento di crescente tensione all'interno dell'alleanza atlantica. Reuters ha riferito il 18 giugno che il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha criticato duramente alcuni membri della NATO sulla spesa difensiva e sulle loro posizioni riguardanti la guerra in Iran, annunciando una revisione delle forze militari statunitensi in Europa.
L'Italia si trova quindi al centro di una pressione duplice: da un lato, gli Stati Uniti spingono per maggiori contributi militari e utilizzo delle infrastrutture; dall'altro, il governo italiano affronta vincoli politici e di bilancio che lo rendono riluttante a espandere il suo impegno militare. La critica alle affermazioni di Rutte rappresenta un tentativo di Roma di chiarire il suo ruolo senza apparire come un alleato inaffidabile.
Secondo Politico Europe, il gruppo E5 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia) ha anche chiesto che l'aiuto all'Ucraina sia in cima all'agenda del vertice di Ankara. Tuttavia, il rifiuto italiano di partecipare al programma PURL suggerisce che Roma potrebbe cercare di mantenere una posizione più moderata rispetto ad altri alleati europei.
La questione delle basi italiane ha radici storiche profonde. L'Italia ospita numerose installazioni militari americane, tra cui la base aerea di Aviano nel Friuli-Venezia Giulia e la base navale di Napoli. L'utilizzo di queste strutture per operazioni militari in Iran è stato a lungo un argomento delicato nella politica italiana, poiché solleva questioni di sovranità e di coinvolgimento in conflitti regionali.
Il contesto geopolitico più ampio è quello di una NATO che cerca di mantenere l'unità di fronte alle sfide poste da Trump e dalle tensioni globali. Reuters ha riferito il 24 giugno che i leader europei hanno riaffermato mercoledì il loro impegno verso una partnership difensiva più forte prima della riunione cruciale della NATO ad Ankara, dopo recenti tensioni.
Tuttavia, la posizione italiana suggerisce che l'unità europea potrebbe essere più fragile di quanto appaia. Roma sembra cercare un equilibrio tra il mantenimento della solidarietà atlantica e la protezione dei propri interessi nazionali, una sfida che diventerà ancora più acuta nel corso del vertice di luglio.
Le implicazioni per la regione Estero sono significative. L'Italia, come membro chiave dell'UE e della NATO, sta cercando di affermare una voce più indipendente nelle questioni di politica estera e difesa. Questo potrebbe influenzare le future decisioni europee su questioni come il finanziamento della difesa ucraina e l'impegno militare in altre regioni del mondo.
La critica di Roma a Rutte rappresenta anche un segnale al resto dell'Europa che l'Italia non intende essere utilizzata come strumento passivo della politica americana senza una consultazione adeguata e un dibattito interno. Questo atteggiamento potrebbe prefigurare una posizione italiana più assertiva nei prossimi mesi di negoziati con gli Stati Uniti e i partner europei.
Al Jazeera ha riferito il 24 giugno che i principali leader europei promettono un sostegno «forte» all'Ucraina prima del vertice della NATO. Eppure il rifiuto italiano del programma PURL suggerisce che questo sostegno avrà limiti e che Roma cercherà di definire i termini del suo coinvolgimento piuttosto che accettare una linea comune imposta dall'esterno.
La questione rimane aperta: come si risolverà la tensione tra le esigenze dell'alleanza atlantica e i vincoli politici italiani? La risposta dipenderà in gran parte dalle decisioni che verranno prese al vertice di Ankara e dal modo in cui il governo italiano riuscirà a navigare tra le pressioni americane e le preoccupazioni del parlamento e dell'opinione pubblica nazionale.
