ECONOMIA
Affitti insostenibili e salari fermi: l'Italia sola in Europa
Nuovi dati Eurostat segnalano l'Italia come unica grande economia UE con difficoltà crescenti sul fronte abitativo.
Ufficio Economia556 wordsEdition №165giovedì 29 ottobre 2026 — Edizione № 165
Secondo dati Eurostat riportati questa settimana da The Local Italy, l'Italia è risultata l'unica grande economia dell'Unione Europea in cui la quota di persone in difficoltà nel pagare l'affitto è aumentata anziché diminuire. Il dato è tanto più significativo perché arriva in un momento in cui l'inflazione italiana, stando alle rilevazioni della Banca Mondiale relative al 2025, si è attestata all'1,53 per cento — un livello contenuto rispetto agli anni precedenti. Prezzi più bassi non hanno alleviato la pressione sugli inquilini.
La ragione è nei salari. Quando i redditi da lavoro crescono meno dei canoni di locazione, anche un'inflazione moderata non basta a riequilibrare i conti delle famiglie. L'Italia sconta da anni una dinamica salariale tra le più lente dell'eurozona, e il mercato degli affitti nelle grandi città — alimentato dalla domanda turistica e dagli affitti brevi — ha seguito traiettorie proprie, svincolate dall'andamento generale dei prezzi al consumo.
Il quadro macroeconomico di riferimento aggiunge un ulteriore livello di lettura. Il PIL italiano è cresciuto dello 0,54 per cento nel 2025: un ritmo che mantiene l'economia in territorio positivo ma che non genera la spinta necessaria ad assorbire le tensioni sociali accumulate. Con una disoccupazione al 6,39 per cento — un valore storicamente basso per l'Italia — il problema non è tanto trovare un lavoro quanto trovarne uno retribuito abbastanza da sostenere il costo della vita urbana.
Sul fronte valutario, l'euro ha perso terreno rispetto al dollaro nel corso dell'ultimo mese: il cambio EUR/USD è sceso da 1,1355 del 29 settembre a 1,1133 del 28 ottobre. Un euro più debole rende le esportazioni italiane più competitive, ma aumenta il costo delle importazioni energetiche, che pesano sulle bollette delle famiglie e sui costi di produzione delle imprese. Per chi già fatica a pagare l'affitto, si tratta di una pressione aggiuntiva che i numeri aggregati dell'inflazione non catturano con precisione.
Il New York Times ha collegato questa settimana il disagio economico all'ondata di proteste che attraversa il paese, descrivendo manifestazioni studentesche al Nord e agitazioni dei camionisti al Sud come espressioni di speranze in calo davanti a prezzi percepiti come insostenibili. La lettura della stampa internazionale tende a inquadrare le proteste italiane non come fenomeno politico isolato ma come parte di un malcontento europeo più ampio, che il Guardian ha definito un «autunno di insolito malcontento» capace di mettere sotto pressione le stesse istituzioni comunitarie.
Il governo ha presentato questa settimana la bozza della legge di bilancio per il 2027, che secondo The Local Italy include agevolazioni fiscali per i giovani professionisti e un bonus per le madri lavoratrici. Queste misure rispondono a due delle fragilità strutturali più citate dalla stampa internazionale quando descrive l'Italia: il calo demografico e la fuga dei giovani qualificati verso altri paesi europei. Se siano sufficienti a invertire le tendenze di lungo periodo è una domanda che i dati del prossimo anno potranno cominciare a rispondere.
Ciò che emerge dalla convergenza di questi segnali è un'economia che tiene nei grandi aggregati ma che distribuisce i suoi frutti in modo diseguale. La crescita esiste, la disoccupazione è scesa, l'inflazione è bassa: eppure una quota crescente di italiani fatica a permettersi un tetto. È questa distanza tra i numeri e l'esperienza quotidiana che la stampa internazionale sta cercando di misurare, e che le proteste di questa settimana hanno reso visibile anche fuori dai confini nazionali.
