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ECONOMIA

Crescita frenata, piazze in movimento: l'Italia vista dai mercati

Con il PIL al mezzo punto e migliaia in strada contro il caro vita, la stampa internazionale interroga la tenuta dei consumi italiani.

Ufficio Economia608 wordsEdition №168domenica 1 novembre 2026 — Edizione № 168

Venerdì 30 ottobre migliaia di persone hanno sfilato in decine di città italiane contro il caro vita e i tagli alla spesa pubblica per istruzione e welfare. France 24 e Euronews hanno seguito lo sciopero generale indetto dall'Unione Sindacale di Base, segnalando scontri minori a Torino e una forte presenza delle forze dell'ordine nelle principali piazze. Le Monde ha descritto le manifestazioni come un punto di convergenza tra movimenti eterogenei — studenti, lavoratori precari, sindacati di base — uniti da un disagio economico diffuso.

Il disagio ha una misura nei dati. La crescita del PIL italiano nel 2025 si è fermata allo 0,54 per cento: un ritmo che, in termini pratici, significa che il reddito reale delle famiglie non migliora in modo apprezzabile. Quando l'economia avanza così lentamente, anche un'inflazione relativamente contenuta — l'1,53 per cento registrato nel 2025 — può risultare opprimente per chi ha salari fermi o contratti a termine, perché ogni aumento dei prezzi non viene compensato da una crescita equivalente del potere d'acquisto.

Il tasso di disoccupazione al 6,39 per cento è, in termini storici, tra i più bassi degli ultimi decenni per l'Italia. Eppure questo numero racconta solo una parte della storia: la stampa internazionale ricorda spesso che il mercato del lavoro italiano nasconde una quota elevata di occupazione precaria e part-time involontario, e che il tasso di partecipazione femminile e giovanile resta tra i più bassi dell'Unione europea. Una disoccupazione bassa in un contesto di crescita quasi nulla tende a segnalare non tanto un'economia vivace, quanto un'economia ferma.

Sul fronte valutario, l'euro ha perso terreno rispetto al dollaro nel corso di ottobre: il cambio EUR/USD è sceso da 1,1225 del 2 ottobre a 1,1172 del 30 ottobre. Per l'Italia, paese esportatore di beni ad alto valore aggiunto — macchinari, moda, agroalimentare — un euro più debole sul dollaro migliora in linea di principio la competitività sui mercati nordamericani. Tuttavia, lo stesso movimento rende più caro l'approvvigionamento di materie prime e componenti quotati in dollari, un effetto che le imprese manifatturiere del Nord Italia conoscono bene.

Sul fronte europeo, The Local Italy segnala che dal 1° novembre l'Unione europea applica una nuova tassa di gestione di due euro sui pacchi importati da paesi extra-UE, che si aggiunge a un prelievo di tre euro già introdotto in precedenza sui cosiddetti 'piccoli pacchi'. La misura è pensata per frenare l'afflusso di prodotti cinesi a basso costo venduti attraverso piattaforme di commercio elettronico. Per i consumatori italiani, abituati a ricorrere a questi canali per acquisti di fascia bassa, si tratta di un ulteriore rincaro, modesto in valore assoluto ma simbolicamente coerente con il clima descritto dalle piazze di venerdì.

Sullo sfondo resta la questione del vertice UE-Regno Unito previsto per novembre, su cui The Local Italy ha offerto un'analisi dettagliata. Per l'Italia, che con il Regno Unito mantiene flussi commerciali significativi nel settore agroalimentare e nella manifattura di lusso, l'esito del summit — in particolare su eventuali accordi di mobilità e cooperazione doganale — ha un peso concreto. Le distanze tra le parti restano ampie, e la copertura internazionale suggerisce prudenza sulle aspettative di risultati sostanziali in tempi brevi.

Il quadro che emerge dalla settimana è quello di un'economia in equilibrio precario: i fondamentali non segnalano crisi, ma non offrono nemmeno margini per assorbire shock. La crescita è troppo bassa per ridurre il debito in termini reali, l'inflazione è abbastanza alta da erodere i redditi fissi, e il mercato del lavoro produce occupazione senza produrre prosperità diffusa. È in questo spazio stretto che si collocano le proteste descritte dalla stampa internazionale: non come segnale di rottura imminente, ma come termometro di una pazienza che si assottiglia.

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