LOMBARDIA
La coda per un krapfen: il turismo social che assedia le Dolomiti
Centinaia di persone al rifugio Friedrich August per un dolce cremoso. Le comunità alpine protestano
Beatrice Comolli598 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89
Centinaia di persone hanno invaso un rifugio di montagna nelle Dolomiti italiane non per le viste panoramiche ma alla ricerca di un dolce cremoso, riaccendendo il dibattito sul turismo guidato dai social media, secondo il Guardian.
Le comunità alpine protestano dopo che i video degli influencer hanno creato lunghe code al rifugio Friedrich August, una meta storica dell'alpinismo diventata improvvisamente una tappa del turismo gastronomico di massa.
La notizia arriva in piena estate, quando le valli alpine italiane sono già sotto pressione per il sovraffollamento e le infrastrutture fragili.
Il rifugio Friedrich August, nelle Dolomiti, è diventato il simbolo di una nuova forma di turismo che il Guardian descrive come guidata dai social media: centinaia di persone si mettono in fila non per le cime ma per un krapfen, il dolce fritto tipico della tradizione austro-tirolese, reso virale dai video degli influencer.
La protesta delle comunità locali, riportata dal quotidiano britannico, si concentra sulla trasformazione di un luogo di silenzio e paesaggio in una meta del turismo gastronomico, con code che snaturano l'esperienza della montagna.
Il caso del rifugio Friedrich August si inserisce in un dibattito più ampio sul turismo alpino che tocca anche la Lombardia, dove le valli dell'arco alpino — dalla Valtellina alle Orobie — affrontano da anni la stessa tensione tra promozione turistica e tutela del territorio.
Per la redazione Lombardia di La Veduta, la vicenda dolomitica è un campanello d'allarme per una regione che vive di turismo montano ma che deve fare i conti con la fragilità delle sue infrastrutture alpine, spesso non progettate per flussi massivi improvvisi.
Il Guardian ricorda che il rifugio Friedrich August è una meta storica dell'alpinismo, frequentata da generazioni di escursionisti. La sua improvvisa popolarità sui social ha cambiato il profilo dei visitatori, attirando persone che arrivano soprattutto per il cibo.
Le comunità alpine protestano contro quella che percepiscono come una banalizzazione della montagna, trasformata in uno sfondo per contenuti social piuttosto che in un ambiente da rispettare e conoscere.
Il fenomeno non è isolato: negli ultimi anni, diversi rifugi e località alpine italiane hanno visto crescere il numero di visitatori attratti da piatti diventati virali, con effetti contrastanti sull'economia locale.
Da un lato, come osserva la stampa estera, il turismo gastronomico porta introiti a esercizi commerciali e comunità che rischiano lo spopolamento; dall'altro, crea pressione su sentieri, parcheggi e servizi che non sempre reggono l'urto.
La Lombardia, con le sue valli alpine e i suoi rifugi storici — dal Rifugio Brioschi sul Grignone al Rifugio Pizzini in Valtellina — osserva con attenzione il caso dolomitico.
Il rischio, per gli operatori lombardi, è che un singolo video virale possa trasformare da un giorno all'altro una meta tranquilla in una destinazione di massa, senza che il territorio sia preparato.
Il Guardian sottolinea che la questione non è solo italiana: in tutta Europa, le località di montagna stanno cercando di bilanciare la promozione turistica con la sostenibilità, e i social media complicano questo equilibrio.
Le amministrazioni locali delle Dolomiti stanno valutando misure per gestire i flussi, ma il quotidiano britannico nota che la regolamentazione del turismo social è difficile, perché gli influencer non sono soggetti alle stesse regole degli operatori turistici tradizionali.
Per la Lombardia, la lezione è chiara: la promozione turistica deve essere accompagnata da investimenti in infrastrutture e da una gestione attenta dei flussi, per evitare che la montagna diventi vittima del suo stesso successo.
Il dibattito, come lo racconta il Guardian, è destinato a continuare: le comunità alpine chiedono un turismo più rispettoso, mentre i social media continuano a spingere verso mete sempre nuove e sempre più affollate.
