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TRENTINO-ALTO ADIGE

Code per un dolce al rifugio delle Dolomiti: il turismo dei social interroga le Alpi

Centinaia di persone si mettono in fila al rifugio Friedrich August per un krapfen, riaccendendo il dibattito sull'impatto degli influencer

Klara Hofer808 wordsEdition89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Il rifugio Friedrich August, incastonato nelle Dolomiti, è diventato il centro di una nuova polemica sul turismo alpino. Secondo il Guardian, centinaia di persone hanno preso d'assalto la struttura non per ammirare il panorama, ma per assaggiare un dolce cremoso diventato virale sui social media.

Le comunità alpine locali hanno protestato contro l'ondata di visitatori, alimentata dai video degli influencer, che ha creato lunghe code e trasformato un luogo di silenzio e natura in una meta del turismo di massa.

L'episodio riaccende un dibattito noto in tutta la regione: come bilanciare l'economia turistica, vitale per le valli, con la fragilità dell'ecosistema alpino e la quiete che i residenti e molti visitatori cercano.

Il rifugio Friedrich August, situato a 1.450 metri sopra il paese di Selva di Val Gardena, è da tempo una tappa per gli escursionisti delle Dolomiti. Ma la sua fama è esplosa ben oltre i sentieri: il krapfen, un dolce fritto ripieno di crema, servito nel suo storico salone, è diventato un'icona gastronomica.

Il Guardian ha raccontato che i video degli influencer hanno scatenato una vera e propria corsa al dolce, con centinaia di persone disposte a fare code lunghissime pur di assaggiarlo. Le immagini di pellegrini del gusto che si accalcano davanti al rifugio hanno fatto il giro del web, suscitando reazioni contrastanti.

Da un lato, i gestori del rifugio vedono nell'interesse una conferma del loro lavoro e un motore per l'economia locale. Dall'altro, le comunità alpine temono che il turismo selvaggio, spinto dai like e dalle condivisioni, possa erodere l'autenticità e la sostenibilità del territorio.

La protesta delle comunità locali, riportata dal Guardian, non è un caso isolato. Negli ultimi anni, le Dolomiti hanno assistito a un aumento costante di visitatori, attratti dalla bellezza delle montagne ma anche da fenomeni virali come questo. Il rischio, denunciato da più parti, è che la pressione antropica danneggi i sentieri, disturbi la fauna e trasformi i rifugi in semplici attrazioni da consumare in fretta.

Il caso del rifugio Friedrich August è esemplare di una tendenza più ampia che tocca l'intero arco alpino. La stampa internazionale, dal Guardian a France 24, ha già dedicato ampio spazio al tema dell'overtourism nelle Alpi, evidenziando come i social media stiano ridisegnando le mappe del turismo, spostando flussi enormi verso luoghi prima considerati minori.

Per il Trentino-Alto Adige, regione che vive di turismo, la sfida è duplice: accogliere i visitatori e proteggere un patrimonio naturale unico al mondo, riconosciuto dall'UNESCO. Le amministrazioni locali, come riportato dalla stampa estera, stanno cercando di gestire i flussi con sistemi di prenotazione e limitazioni all'accesso, ma il fenomeno dei social media è difficile da regolamentare.

La questione non è solo logistica, ma anche culturale. Il rifugio di montagna, nella tradizione alpina, è un luogo di sosta, di ristoro e di convivialità, un punto di partenza per escursioni e un simbolo di un rapporto rispettoso con la natura. L'invasione dei 'cacciatori di krapfen' rischia di svuotare questo significato, riducendo il rifugio a una meta di consumo immediato.

Le reazioni sui social, raccolte dai media internazionali, sono divise. C'è chi difende il diritto di godersi un dolce in un luogo spettacolare e chi invece invoca maggiore educazione e rispetto per l'ambiente alpino. Alcuni commentatori hanno sottolineato l'ironia di fare chilometri di coda per un dolce che, per quanto buono, è solo un pretesto per una gita.

Il dibattito tocca anche la sostenibilità economica dei rifugi. Gestire una struttura in alta montagna è costoso e complesso, e l'afflusso di clienti, anche se caotico, rappresenta una risorsa importante. Il punto, per molti, non è rinunciare al turismo, ma gestirlo in modo più intelligente e rispettoso.

Le autorità locali della Val Gardena, secondo quanto riferito dal Guardian, stanno valutando misure per gestire l'afflusso, come il potenziamento dei trasporti pubblici e la promozione di sentieri alternativi. L'obiettivo è distribuire i visitatori sul territorio ed evitare che un singolo punto di interesse diventi un collo di bottiglia.

Il caso del krapfen è solo l'ultimo esempio di come i social media possano trasformare un luogo in una destinazione turistica globale in poche ore. Per le Alpi, questo rappresenta una sfida cruciale: trovare un equilibrio tra la promozione del territorio e la sua protezione, tra l'economia e l'ecologia.

La storia del rifugio Friedrich August, con le sue code e le sue polemiche, è destinata a diventare un caso di studio su come il turismo contemporaneo, guidato dagli algoritmi, interagisce con i luoghi più fragili e preziosi del nostro pianeta. E su come le comunità locali, che di questi luoghi sono custodi, cercano di difendere la loro identità.

Mentre l'estate prosegue, la domanda resta aperta: cosa cercano davvero i turisti quando salgono in montagna? Un panorama, un'esperienza autentica o semplicemente un'immagine da condividere? La risposta, probabilmente, è un mix di tutte queste cose, e la sfida per le valli alpine è imparare a gestire questa complessità.

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