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ABRUZZO

Il krapfen che assedia le Dolomiti: il turismo dei social arriva in quota

Centinaia di persone in coda al rifugio Friedrich August per un dolce cremoso. Le comunità alpine protestano contro l'invasione guidata dagli influencer

Marco Di Sante580 wordsEdition89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Le Dolomiti italiane stanno vivendo una nuova forma di assedio turistico, e questa volta non è per i panorami mozzafiato. Secondo il Guardian, centinaia di persone hanno invaso un rifugio di montagna nelle Dolomiti italiane, non per le viste panoramiche ma alla ricerca di un dolce cremoso, riacutizzando il dibattito sul turismo guidato dai social media.

Il rifugio Friedrich August, una località panoramica nelle montagne italiane, è diventato il centro di un fenomeno che le comunità alpine denunciano come insostenibile. I video degli influencer hanno attirato enormi code al rifugio, trasformando un luogo di silenzio e natura in una meta del turismo di massa.

Le comunità alpine protestano contro questa invasione, che rischia di snaturare l'esperienza della montagna e di mettere sotto pressione un territorio fragile. Il fenomeno solleva interrogativi su come i social media stiano ridisegnando la geografia del turismo, anche nelle aree più remote e delicate.

La notizia, riportata dal Guardian il 19 agosto, descrive un fenomeno che va oltre la semplice curiosità gastronomica. Il krapfen, un dolce tipico dell'arco alpino, è diventato il simbolo di una nuova modalità di fruizione della montagna, dettata dalle logiche dei social network e dalla ricerca della visibilità online.

Il rifugio Friedrich August, incastonato nelle Dolomiti, patrimonio mondiale dell'UNESCO, si trova ora a fare i conti con una popolarità inaspettata e ingestibile. File interminabili di persone, molte delle quali forse più interessate al video da pubblicare che al paesaggio circostante, si snodano lungo i sentieri, trasformando l'ascesa in un'esperienza ben lontana dalla contemplazione.

Le comunità locali, che da anni vivono il delicato equilibrio tra sviluppo turistico e conservazione dell'ambiente, vedono in questo episodio l'ennesima spia di un problema più ampio. Il Guardian cita le loro proteste, preoccupate per l'impatto di un turismo 'mordi e fuggi' che non lascia valore aggiunto al territorio ma ne consuma le risorse e la tranquillità.

Dalle Alpi all'Appennino, il tema del sovraffollamento turistico è una ferita aperta. Nella regione Abruzzo, dove i parchi nazionali rappresentano un tesoro di biodiversità e un motore economico, il dibattito è particolarmente sentito. La pressione turistica, se non gestita, rischia di compromettere quegli stessi ecosistemi che attirano i visitatori.

Il caso del rifugio Friedrich August non è isolato. Negli ultimi anni, diversi luoghi simbolo dell'Italia sono stati presi d'assalto dopo essere diventati virali sui social. Da Positano a Cinque Terre, il fenomeno ha assunto proporzioni tali da spingere le amministrazioni a introdurre limiti di accesso e prenotazioni obbligatorie.

La montagna, in particolare, vive una contraddizione: da un lato soffre di spopolamento e abbandono, dall'altro vede intere aree congestionate in pochi giorni dell'anno. Il turismo dei social media, che concentra l'attenzione su singoli punti, rischia di amplificare questo squilibrio, creando 'picchi' di presenze insostenibili in aree che non hanno le infrastrutture per gestirle.

Gli esperti di turismo sostenibile, citati dalla stampa internazionale, sottolineano come la sfida sia trasformare il 'turismo delle foto' in un'esperienza di conoscenza e rispetto del territorio. Servirebbe, dicono, una regia che distribuisca i flussi, valorizzi le alternative e racconti la montagna nella sua complessità, non solo attraverso un dolce o un punto panoramico.

Il rifugio Friedrich August, che ha visto la sua fama esplodere grazie ai social, si trova ora a dover gestire una popolarità che rischia di diventare un boomerang. La speranza delle comunità locali è che l'attenzione mediatica su questo episodio possa aprire un dibattito più maturo sul futuro del turismo alpino e appenninico.

La vicenda del krapfen delle Dolomiti è la metafora di un'epoca in cui la realtà e la sua rappresentazione digitale si intrecciano in modo inestricabile. E mentre le code si allungano, la domanda che resta sospesa è se la montagna saprà resistere all'assedio o se finirà per soccombere al richiamo della viralità.

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