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SARDEGNA

La coda per un dolce nelle Dolomiti accende il dibattito sul turismo social

Centinaia di persone assediano un rifugio alpino per un krapfen, mentre le comunità locali protestano contro l'invasione guidata dagli influencer

Gavino Sanna650 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89

Centinaia di persone hanno preso d'assalto un rifugio di montagna nelle Dolomiti italiane, attratte non dalle viste panoramiche ma dalla promessa di un dolce cremoso, riaccendendo il dibattito sul turismo guidato dai social media. Secondo il Guardian, i video degli influencer hanno trasformato il rifugio Friedrich August in una meta ambita, provocando code enormi e proteste da parte delle comunità alpine locali.

L'articolo del Guardian, pubblicato mercoledì, descrive come la ricerca del krapfen, una pasta fritta ripiena, abbia superato l'interesse per il paesaggio montano, portando a un sovraffollamento che gli abitanti della zona non avevano mai visto prima. Le comunità locali lamentano un turismo mordi-e-fuggi che satura i sentieri e i servizi senza portare benefici duraturi al territorio.

Il fenomeno non è isolato alle Dolomiti. In tutta Italia, località un tempo tranquille stanno scoprendo il potere dei social media di attirare folle improvvise, con conseguenze spesso difficili da gestire per piccoli comuni e rifugi attrezzati per un numero limitato di visitatori.

La vicenda del rifugio Friedrich August, raccontata dal Guardian, è l'ennesimo esempio di come un singolo post virale possa ridisegnare i flussi turistici di un'intera area. Il quotidiano britannico riferisce che centinaia di persone si sono messe in coda per ore, spesso senza l'attrezzatura adeguata per l'alta quota, spingendo le guide alpine e i gestori a lanciare appelli alla calma e alla responsabilità.

Il dibattito sollevato dalle code per il krapfen tocca una questione più ampia: la sostenibilità di un turismo che si concentra in pochi punti iconici, spesso a scapito delle esperienze autentiche e della qualità della vita dei residenti. Le comunità alpine chiedono misure per gestire i flussi, ma il fascino dei social media sembra destinato a superare qualsiasi regolamentazione.

Da Cagliari e dall'interno della Sardegna, la vicenda delle Dolomiti suona come un campanello d'allarme. L'isola ha vissuto esperienze simili, seppur su scala diversa, con spiagge e calette diventate improvvisamente celebri dopo essere apparse in video e foto condivise in rete. Il timore è che la stessa dinamica possa ripetersi nei borghi dell'interno, dove un'attenzione improvvisa potrebbe sconvolgere equilibri delicati.

Il fenomeno dei 'food tourism' e dei luoghi resi famosi dai social non è nuovo, ma la sua accelerazione negli ultimi anni ha messo in difficoltà molte destinazioni. Secondo il Guardian, il rifugio Friedrich August ha visto un aumento esponenziale di visitatori, molti dei quali arrivano con aspettative create dai video, senza considerare la fragilità dell'ambiente alpino.

La risposta delle comunità locali, riportata dalla stampa estera, è duplice: da un lato si riconosce l'opportunità economica portata da questi flussi, dall'altro si teme la perdita di identità e la trasformazione di luoghi sacri alla montagna in semplici scenografie per foto. Le proteste si concentrano sulla necessità di educare i visitatori e di distribuire i flussi in modo più equo.

In Sardegna, il dibattito è vivo soprattutto lungo la costa, dove il turismo di massa ha già modificato il paesaggio e le economie locali. Ma è l'interno, con i suoi borghi antichi e le sue tradizioni, a osservare con attenzione ciò che accade altrove. La paura è che un'ondata di visitatori improvvisa, alimentata da un video virale, possa trasformare un patrimonio culturale in un parco a tema.

La vicenda del krapfen, apparentemente frivola, rivela in realtà una tensione profonda tra la promozione turistica e la conservazione del territorio. Le istituzioni locali, sia nelle Alpi che in Sardegna, si trovano a dover bilanciare la necessità di attrarre visitatori con quella di proteggere le comunità e gli ecosistemi che li ospitano.

Il Guardian conclude che il caso del rifugio Friedrich August è un monito per tutte le destinazioni italiane: la viralità può essere una benedizione o una maledizione, e la gestione dei flussi turistici richiede una pianificazione che oggi, nell'era dei social, è più difficile che mai. Per la Sardegna, la lezione è chiara: bisogna prepararsi a gestire l'attenzione, prima che sia troppo tardi.

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