The newspaper of Italy, seen from abroad
La Veduta — giornale di idee, cultura e affari
Inaugural Edition № 1
World wire
…
← Back to the edition

OPINION

L'Etna non chiude solo gli aeroporti: chiude una domanda

La Redazione351 wordsEdition №133venerdì 2 ottobre 2026 — Edizione № 133

La Deutsche Welle ha riferito questa settimana che una spessa nube di cenere dell'Etna sta sconvolgendo i voli da Catania da diversi giorni, e che il vulcano più attivo d'Europa ha già interferito con il trasporto aereo più volte durante l'estate. È una notizia breve, del tipo che i giornali stranieri pubblicano tra una crisi di governo e un dato sullo spread. Eppure vale la pena fermarcisi, perché dice qualcosa che la copertura internazionale dell'Italia raramente mette a fuoco: che questo è un paese in cui la natura non fa da sfondo, ma da interlocutore.

Chi legge l'Italia da fuori tende a raccontarla come un catalogo: il Colosseo, i canali, le colline toscane, la pizza. La cenere dell'Etna smentisce il catalogo. Un aeroporto che chiude, un cielo che si colora di grigio, migliaia di passeggeri fermi: sono i termini di un rapporto quotidiano e non negoziabile con il territorio. La Sicilia non è una cartolina con un vulcano sullo sfondo; è una regione che organizza la propria economia, i propri trasporti e persino le proprie mattine intorno a ciò che la montagna decide di fare.

C'è poi un aspetto che riguarda l'Europa intera. La Deutsche Welle parla di trasporto aereo sconvolto, e Catania è uno snodo per il Mediterraneo, non solo per l'isola. Quando la cenere sale, non si ferma un volo locale: si sposta una mappa. È un promemoria utile per chi, da Bruxelles o da Londra, immagina l'Italia come una periferia turistica e non come un'infrastruttura climatica e geologica del continente. I vulcani italiani non sono un problema italiano.

Da questa parte del mare, l'abitudine rende tutto più prosaico: si controlla il sito dell'aeroporto, si sposta il volo, si aspetta. Ma la ripetizione estiva di questi episodi dovrebbe suggerire qualcosa di più ambizioso di una rassegnazione paziente. Se il mondo ci guarda come il paese che convive con l'Etna, il Vesuvio e le alluvioni alpine, allora la domanda non è come raccontare meglio la catastrofe, ma come abitare con intelligenza un territorio che non concede tregua. È una domanda antica, e resta la più seria che l'Italia possa porsi.

Share