OPINION
La coda davanti al rifugio: quando il turismo diventa folla
La Redazione380 wordsEdition №89giovedì 20 agosto 2026 — Edizione № 89
C'è un'immagine che quest'estate ha fatto il giro del mondo, e non è quella di un panorama mozzafiato. È la coda di centinaia di persone davanti a un rifugio di montagna nelle Dolomiti, il Friedrich August, dove i turisti non arrivano per le viste ma per un dolce cremoso diventato virale sui social. Il Guardian ha raccontato la protesta delle comunità alpine, e la notizia ha aperto un dibattito che va ben oltre il singolo episodio.
Il fenomeno non è nuovo. Da anni i luoghi più fotografati d'Italia — da Venezia a Portofino, dalle Cinque Terre alle Dolomiti — subiscono l'onda d'urto di video e post che trasformano un luogo in una destinazione da raggiungere a ogni costo. Ma la coda davanti al rifugio ha un sapore diverso: qui non si cerca la bellezza, si cerca un oggetto di consumo. Il paesaggio diventa lo sfondo, il dolce il protagonista, e la montagna si riduce a un palcoscenico.
Le comunità locali, come ha riferito il corrispondente del Guardian, non nascondono il fastidio. E hanno ragione. Chi vive sulle montagne sa che il turismo è una risorsa, ma sa anche che ha un limite. Quando la folla supera la capacità di un luogo di accogliere senza snaturarsi, il danno non è solo logistico: è culturale. Il rifugio non è un fast food, e la montagna non è un parco a tema.
La domanda che la vicenda solleva è più ampia. Il turismo dei social media, quello che si muove per una foto o per un dolce, è compatibile con la tutela del patrimonio? La risposta, a guardare le immagini di queste settimane, è no. E non serve una legge per capirlo: basta vedere la folla che si accalca davanti a un bancone di montagna mentre il paesaggio intorno resta vuoto, ignorato, quasi un ostacolo tra il visitatore e il suo obiettivo.
Dalla nostra regione, che di montagne e di turismo vive, la lezione è chiara. Non si tratta di chiudere le porte, ma di educare lo sguardo. Il mondo ha scoperto le Dolomiti grazie ai social; ora deve imparare a guardarle senza consumarle. La coda davanti al rifugio è un sintomo, non la malattia. La malattia è la fretta di chi vuole tutto e subito, senza fermarsi a capire dove si trova.
