OPINION
Venezia, la festa che il mondo viene a guardare
La Redazione364 wordsEdition №112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112
Ogni settembre il mondo si presenta a Venezia con un blocco di note e una domanda semplice: che cosa sta diventando l'Italia. Quest'anno il Guardian ha raccontato Toni Servillo impegnato in Scherzetto di Mario Martone, un illustratore perseguitato dalla propria infanzia, definendolo un film in parte spettrale e in parte sentimentale; Al Jazeera ha registrato venticinque minuti di ovazione per un documentario israeliano sull'uso dell'intelligenza artificiale a Gaza; il Guardian ha stroncato con garbo The Fire Within You di Edoardo De Angelis, un Natale napoletano surriscaldato che, scrive il critico, ribolle di troppi stereotipi. Tre film, tre Italie diverse, tutte convocate nello stesso palcoscenico.
Vale la pena notare che cosa tiene insieme queste recensioni. Non è l'Italia che produce, non è l'Italia che governa: è l'Italia che si mette in scena. Il festival è diventato il luogo in cui il paese viene periodicamente interrogato sul proprio carattere, e le risposte che circolano all'estero tendono a somigliarsi. Servillo come volto della solennità nazionale; Napoli come serra di passioni famigliari; la laguna come sfondo che regge qualsiasi storia. Sono formule che funzionano, e proprio per questo vengono ripetute.
Il punto non è che siano false. È che sono comode. Quando la stampa internazionale vuole dire l'Italia, pesca in un repertorio ristretto: il fantasma, la madre furiosa, il cappone natalizio, il campanile. Un documentario su Gaza che riceve venticinque minuti di applausi al Lido ci ricorda che Venezia è anche una piazza dove si discute altro, e che l'Italia che ospita quella discussione è più grande dei suoi cliché. Il festival, insomma, è un buon posto per osservare quanto il mondo ci conosca e quanto, per abitudine, rinunci a conoscerci meglio.
Da qui, dalle nostre pagine, la domanda che ci poniamo ogni volta che una rassegna estera ci riguarda: che cosa resta di un paese quando viene raccontato per formule. Resta, forse, la parte che il pubblico straniero non vede — le sale di montaggio, i tecnici, le maestranze, i festival minori, le scuole di cinema di provincia. Venezia è la punta visibile di una filiera lunga, e la filiera non fa notizia. Ma è lì che l'Italia, ogni anno, si prepara a essere di nuovo raccontata.
