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OPINION

Il mondo chiama i nostri figli generazione perduta

La Redazione400 wordsEdition №161domenica 25 ottobre 2026 — Edizione № 161

Il Guardian ha scelto per Milano una formula che pesa: generazione perduta. La descrizione che ne dà è netta — da una parte i giovani emarginati, figli di immigrati compresi, dall'altra i coetanei con più prospettive — e la frattura passerebbe dentro la stessa piazza, non soltanto tra piazza e palazzo. È una lettura che il giornale britannico costruisce da fuori, sulle immagini di Duomo e sulle testimonianze raccolte, e come tutte le letture da fuori ha il pregio della chiarezza e il rischio della semplificazione.

Il New York Times, nello stesso fine settimana, insiste su un altro dettaglio: i manifestanti sono tornati in strada dopo che la violenza aveva offuscato le proteste precedenti, quasi a voler recuperare una voce che era stata coperta. France 24 aggiunge che le promesse di crescita economica non si sono avverate, e che la frustrazione attraversa Francia, Germania, Spagna e Italia senza distinzioni nette. Messi insieme, i dispacci disegnano un malessere europeo prima che italiano: salari che non seguono i prezzi, servizi pubblici che si ritirano, un contratto sociale che l'editoriale del Guardian definisce rotto.

La formula della generazione perduta, però, rischia di dire più sul punto di osservazione che sui giovani osservati. Perduta rispetto a cosa, e secondo quale misura? Chi scrive da Londra o da New York guarda un paese in cui la natalità è bassa da decenni e l'emigrazione dei giovani è un fatto costante: da qui la tentazione di leggere ogni piazza come un sintomo demografico. Ma una generazione che manifesta in otto città, sotto il controllo di droni ed elicotteri come riferisce France 24, non si è ritirata: sta chiedendo di essere contata. La differenza tra l'essere perduti e il sentirsi esclusi è tutta lì, e la stampa straniera a volte la confonde.

Il punto che ci pare più onesto, e che il telegrafo suggerisce senza dichiararlo, è che questa frattura non è soltanto tra giovani e istituzioni. È anche tra un paese raccontato come laboratorio politico — il governo più longevo della repubblica, secondo il Guardian, con un movimento alla sua destra che potrebbe insidiarlo in vista del 2027 — e un paese che nelle strade parla di affitti, salari, trasporti. Il mondo ci guarda attraverso la lente della politica; le piazze parlano un'altra lingua. Finché le due cronache non si parlano, la definizione di generazione perduta resterà comoda per chi scrive e ingiusta per chi la abita.

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