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OPINION

Italia e Spagna si controllano a vicenda, e l'Europa guarda

La Redazione338 wordsEdition118giovedì 17 settembre 2026 — Edizione № 118

Questa settimana The Local Italy ha riferito che Roma ha prorogato di altri quindici giorni i controlli alle frontiere per chi arriva dalla Spagna, e che Madrid ha risposto con la stessa misura. È un braccio di ferro tra due membri fondatori dell'Unione, entrambi sulle rotte del Mediterraneo, entrambi alle prese con gli arrivi. Nessuno dei due ha chiuso un confine: lo ha solo reso più lento, più verboso, più sorvegliato.

Vale la pena notare cosa questo significhi per un cittadino qualunque. Un viaggiatore che attraversa i Pirenei o si imbarca a Barcellona per Genova non incontra una frontiera nel senso antico del termine: incontra una fila. La libertà di movimento europea non è stata revocata, è stata messa in coda. È una distinzione che i giuristi trovano rassicurante e i pendolari trovano insopportabile.

Nello stesso telegrafo, il Guardian ha riferito che nove paesi dell'UE hanno chiesto più tempo per attuare i nuovi controlli automatizzati alle frontiere, e The Local ha scritto che la Commissione valuta una revisione delle regole e delle tariffe dei visti Schengen. Il quadro che emerge dall'estero è quello di un sistema che si sta ricucendo in fretta, con l'ago della sicurezza e il filo della comodità che non sempre tengono insieme.

Da fuori, l'Italia viene raccontata come un paese di frontiera: il punto in cui il Mediterraneo diventa Europa. È una descrizione che il mondo usa da decenni e che l'Italia ha accettato, non senza vantaggi. Ma quando la frontiera si sposta dal mare alla dogana interna, il racconto cambia: non siamo più il paese che accoglie o respinge, siamo il paese che fa aspettare un turista spagnolo. È una posizione meno nobile e, forse, più onesta.

Le nostre pagine non hanno una soluzione da offrire. Registriamo soltanto che l'Europa, quando ha paura, si controlla a vicenda prima ancora di controllare chi arriva da fuori. E che l'Italia, in questa coreografia, recita la parte che le è stata assegnata: quella del confine. Resta da chiedersi se sia ancora la parte che le conviene.

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