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OPINION

Venezia premia una donna invisibile, e l'Italia si guarda allo specchio

La Redazione470 wordsEdition115lunedì 14 settembre 2026 — Edizione № 115

Il festival del cinema di Venezia si è chiuso sabato con un verdetto che la stampa internazionale ha letto come un gesto politico. Il Leone d'Oro è andato a 'Woman Unknown', dramma della regista danese-egiziana May el-Toukhy su una serva danese negli anni inquieti del secondo dopoguerra. Il New York Times ha osservato che era l'unico lungometraggio in concorso firmato da una donna. Le Monde riferisce che la regista ha dedicato il premio alle 'donne invisibili e senza voce'. La stessa edizione ha visto il Leone d'Argento a Ilia Khrjanovski, che lo ha dedicato agli ucraini che lottano per la libertà, e un premio speciale della giuria al documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor sui civili uccisi a Gaza. Il corrispondente del Guardian ha raccontato una rassegna 'politicamente carica', dove il cinema ha parlato di guerra, di memoria e di genere.

Per l'Italia, che ospita questa vetrina da quasi un secolo, la notizia arriva con una sfumatura ambigua. Il mondo continua a considerare Venezia il luogo dove si misura il cinema d'autore, e insieme continua a notare che il paese che la ospita resta ai margini delle storie che essa premia. Il Guardian ha recensito con affetto 'Scherzetto' di Mario Martone, con Toni Servillo interprete di un illustratore perseguitato dalla propria infanzia: un film italiano in concorso, ma descritto come 'in parte spettrale, in parte sentimentale', indeciso. È un giudizio cortese e severo insieme: l'Italia è presente, ma come presenza familiare, non come voce che sorprende.

La coincidenza della settimana è che, mentre Venezia incoronava una regista donna, la stampa internazionale registrava la morte di Emma Bonino. Il Guardian, France 24 e il New York Times l'hanno ricordata come la militante che, dagli anni Settanta, condusse le battaglie per legalizzare aborto e divorzio contro le obiezioni del Vaticano, e che sarebbe poi diventata ministro degli Esteri. Il New York Times scrive che ha esercitato un'influenza 'sproporzionata' sul discorso italiano, contribuendo a erodere il potere politico della Chiesa cattolica. Due donne, una premiata a Venezia e una scomparsa a Roma, raccontano la stessa distanza: il paese che il mondo ammira per la sua bellezza è anche il paese in cui le donne hanno dovuto conquistare, una per una, le cose che altrove erano già diritti.

Non è nostra intenzione trasformare un festival in un tribunale. Ma vale la pena notare che la stampa estera, quando parla dell'Italia, torna spesso su questo punto: una società che produce cultura e bellezza in abbondanza, e che però fatica a riconoscere chi la produce quando non ha voce. Il premio a May el-Toukhy, dedicato alle donne invisibili, è stato assegnato in un paese dove il dibattito sui diritti civili è ancora aperto, e dove la generazione che li ha conquistati sta scomparendo. Venezia ha risposto a una domanda sulle donne. L'Italia, per ora, ascolta.

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