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OPINION

La stabilità che non cambia l'Italia

La Redazione434 wordsEdition105sabato 5 settembre 2026 — Edizione № 105

Le nostre pagine hanno raccolto in questi giorni un coro di voci internazionali che celebrano un traguardo: il governo guidato da Giorgia Meloni è diventato il più longevo nella storia repubblicana italiana, superando il record che apparteneva a Silvio Berlusconi. France 24 ha parlato di una 'festa del potere', Euronews ha sottolineato la rarità della durabilità in un paese dove i governi cadono spesso prima della fine del mandato. La notizia è vera e va presa sul serio: mille e quattrocento giorni di continuità non sono poca cosa per chi governa l'Italia.

Ma ciò che colpisce chi legge la copertura estera con attenzione è un altro dettaglio, meno celebrativo. Il corrispondente di The Local osserva che i critici del governo sostengono che questa longevità sia stata ottenuta 'facendo molto poco con quel tempo'. L'analista Nathalie Tocci, intervistata da France 24, parla di una formula fatta per metà di tattica politica astuta e per metà di straordinaria fortuna. Nessuna testata straniera, nemmeno tra le più benevole, attribuisce a questa stabilità un progetto di riforma visibile o una trasformazione del paese.

Dalla nostra regione, che guarda a Roma con il distacco di chi vive altrove, il paradosso appare netto. Il mondo racconta l'Italia come un paese finalmente stabile, e insieme come un paese fermo. La durata non ha prodotto le grandi opere, la riforma della giustizia, il rilancio demografico che pure erano nel programma annunciato. Ha prodotto invece una gestione accorta delle crisi, una presenza diplomatica più visibile, una capacità di non cadere. È un risultato, ma è anche una diagnosi: la stabilità italiana assomiglia sempre più a una sospensione, non a una direzione.

Le elezioni del 2027 si avvicinano e la stampa estera già si interroga sul dopo. Il Guardian racconta l'ascesa del partito di Roberto Vannacci e chiede se la presidente del Consiglio tornerà alle sue radici più radicali per non farsi superare sulla destra. Noi ci limitiamo a osservare che il dibattito internazionale sull'Italia è tornato a essere un dibattito sulla tenuta del suo governo, non sulla sua capacità di cambiare. È un segno dei tempi: il mondo si accontenta che l'Italia non cada, e l'Italia sembra accettare di essere giudicata su questo solo.

La vera domanda che le nostre pagine vorrebbero lasciare al lettore è un'altra. Se la longevità non è accompagnata da una visione, che cosa resta quando il record viene battuto? Resta un paese che ha imparato a durare, ma non a decidere. E questo, visti da qui, è il racconto che la stampa internazionale ancora non completa: la stabilità come forma moderna dell'immobilismo, celebrata da fuori, sopportata da dentro.

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