OPINION
La terra respira
La Redazione372 wordsEdition №65lunedì 3 agosto 2026 — Edizione № 65

Il terremoto di magnitudo 4,7 che ha scosso la regione di Napoli, il più forte in quarant'anni secondo il Guardian, ha riportato l'attenzione del mondo su una verità che chi vive in Campania conosce da sempre: la terra, qui, non è un suolo fermo ma una superficie viva, percorsa da un respiro profondo. I corrispondenti stranieri hanno raccontato le evacuazioni, i feriti, le cadute di massi a Pozzuoli; noi vorremmo aggiungere una nota diversa, meno visibile ma non meno reale. La stessa forza che oggi spaventa è quella che ha modellato il golfo, le isole, le coste che il mondo intero ammira.
La stampa internazionale usa spesso la parola 'rischio' per descrivere la convivenza dei napoletani con il vulcano e con il bradisismo. Ma c'è un'altra parola, più antica e più difficile da tradurre, che i nostri luoghi suggeriscono: la parola 'adattamento'. Le generazioni che hanno costruito città sui pendii, che hanno coltivato i terreni fertili delle pendici vulcaniche, hanno imparato a leggere i segni della terra prima che i sismografi li registrassero. Non è fatalismo, è una forma di conoscenza che il mondo tecnologico fatica a comprendere, e che forse per questo viene raccontata con un misto di meraviglia e di inquietudine.
Il fatto che il terremoto sia avvenuto in uno sciame sismico, come riporta The Local Italy, aggiunge un elemento di incertezza che i resoconti internazionali non sempre colgono: non un evento singolo, ma una sequenza, un dialogo continuo tra la superficie e le profondità. È un dialogo che noi ascoltiamo da secoli, e che ci insegna che la stabilità è un'illusione necessaria. Le 300 persone evacuate, le case lesionate, le correnti interrotte: sono i capitoli di una storia che non ha mai fine, e che il mondo scopre solo quando diventa emergenza.
Da questa regione, che ha fatto della bellezza la sua prima industria e della resilienza la sua seconda natura, guardiamo alle telecamere straniere con un sentimento ambiguo. Da un lato, la gratitudine per l'attenzione che porta risorse e solidarietà; dall'altro, la malinconia di chi sa che il proprio paesaggio interiore è più complesso di qualsiasi titolo. La terra respira, e noi respiriamo con lei, giorno per giorno, senza bisogno di essere eroi ma solo di essere vivi.
