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EMILIA-ROMAGNA

Il ladino resiste nelle Dolomiti, tra turisti e trentamila parlanti

France 24 racconta i villaggi che non rinunciano all'antica lingua; per l'Emilia-Romagna è il tema delle minoranze e dei territori che si spopolano

Giulia Benati690 wordsEdition124mercoledì 23 settembre 2026 — Edizione № 124

Anno dopo anno le Dolomiti diventano più popolari tra i turisti. Tra i milioni di visitatori, circa 30.000 abitanti parlano una lingua che solo loro capiscono: il ladino, una delle più antiche lingue minoritarie d'Europa. È quanto racconta France 24 in un reportage dai villaggi dolomitici, che descrive una comunità decisa a non rinunciare alla propria lingua.

Il servizio non riguarda l'Emilia-Romagna, e va detto subito: la regione non ha comunità ladine e il reportage non la menziona. Il tema che tocca, però, è familiare anche alla pianura: territori montani e rurali che si spopolano mentre il turismo cresce, e istituzioni locali che cercano di tenere insieme identità e visitatori.

France 24 non fornisce dati su arrivi turistici o sull'andamento demografico dei villaggi. Quello che documenta è una condizione linguistica: una minoranza storica che resta viva nonostante la pressione del turismo di massa sulle stesse valli.

Il ladino è parlato in cinque vallate delle Dolomiti, distribuite tra Trentino-Alto Adige, Veneto e, in parte, il Bellunese. È una lingua romanza, con radici preromane, e la sua sopravvivenza è legata a un equilibrio fragile: scuole, amministrazioni locali, associazioni culturali e un paesaggio che attrae visitatori da tutto il mondo.

È una notizia di tenuta, non di crisi.

Il servizio non riguarda l'Emilia-Romagna, e va detto con chiarezza: la regione non ha comunità ladine e il reportage non la menziona. Sarebbe scorretto costruire un collegamento diretto che le fonti non sostengono.

Il tema che il reportage tocca, però, è familiare anche alla pianura. L'Emilia-Romagna ha un Appennino vasto, fatto di comuni che perdono residenti mentre il turismo lento e quello escursionistico crescono. La tensione tra chi abita un territorio e chi lo visita è la stessa che France 24 descrive nelle valli dolomitiche.

C'è poi la questione delle lingue. L'Italia è un Paese con dodici minoranze linguistiche storiche riconosciute dalla legge, dal tedesco al friulano, dal greco al croato, dall'occitano al sardo. Il caso ladino, raccontato da France 24, è uno dei più visibili perché coincide con una delle mete turistiche più frequentate d'Europa.

La copertura internazionale delle Dolomiti tende a concentrarsi sul paesaggio: le montagne patrimonio UNESCO, i rifugi, le ferrate, gli itinerari panoramici. Il pezzo di France 24 sposta l'attenzione su chi quelle valli le abita tutto l'anno, e su una lingua che i visitatori non sentono e non capiscono.

Per un osservatore emiliano-romagnolo, la domanda utile è di metodo più che di merito: come si protegge un'identità locale quando l'economia del luogo dipende da chi arriva da fuori. È la stessa domanda che riguarda i borghi dell'Appennino, le valli del Parmense e del Piacentino, i territori che hanno vissuto l'abbandono e ora cercano nuove forme di residenza e lavoro.

France 24 non dice come i villaggi ladini risolvano il problema. Il reportage si limita a registrare che la lingua resiste, con 30.000 parlanti, e che i villaggi non intendono rinunciarvi. È un dato di fatto, non una ricetta.

Vale la pena ricordare che la tutela delle minoranze in Italia passa anche per scelte amministrative concrete: la segnaletica bilingue, l'insegnamento scolastico, i fondi dedicati. Sono strumenti che la stampa estera cita raramente, ma che determinano se una lingua resta viva o si riduce a memoria.

Il contesto nazionale in cui questo reportage si inserisce è quello di una settimana in cui la stampa internazionale parla molto di scuola italiana, per via della proposta del governo su copricapi e studenti stranieri. Il tema delle minoranze e delle identità linguistiche si colloca sullo stesso terreno: cosa lo Stato riconosce e protegge, e come lo fa.

Per l'Emilia-Romagna, che non ha minoranze ladine ma ha una forte tradizione civica e cooperativa, la lezione utile riguarda i territori fragili. La montagna che si spopola è una questione che la regione conosce, e che la copertura internazionale tende a ignorare finché non diventa emergenza.

Il reportage di France 24 offre un controesempio: una minoranza piccola, dispersa in valli molto visitate, che continua a parlare la propria lingua. Non è una storia italiana di successo né di declino. È una storia di resistenza quotidiana, raccontata da una testata francese che ha scelto di guardare oltre il panorama.

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