MOLISE
Il ladino resiste sulle Dolomiti. Il Molise conta le sue minoranze
France 24 racconta i 30.000 abitanti che non vogliono abbandonare la lingua antica. Nel Molise le comunità albanesi e croate fanno i conti con lo spopolamento.
Antonio Petrella625 wordsEdition №124mercoledì 23 settembre 2026 — Edizione № 124
Anno dopo anno, le montagne delle Dolomiti diventano sempre più popolari tra i turisti. Ma tra milioni di visitatori, circa 30.000 abitanti parlano una lingua che solo loro capiscono: il ladino, una delle più antiche lingue minoritarie d'Europa. È quanto racconta France 24 in un servizio pubblicato martedì, dedicato ai villaggi che si rifiutano di abbandonare l'antica lingua.
La rete televisiva francese descrive una comunità che resiste nonostante la pressione del turismo di massa e la fuga dei giovani verso le città. È un tema che il Molise conosce bene: le sue minoranze linguistiche — le comunità albanesi e croate dell'interno — convivono da secoli con lo spopolamento e con la distanza dai centri decisionali.
Secondo France 24, il ladino non è solo un patrimonio folkloristico ma una lingua viva, insegnata e tramandata. La domanda che il servizio lascia aperta riguarda il futuro: quanto a lungo una lingua può resistere quando i suoi parlanti invecchiano e i giovani partono?
Il Molise, la regione più piccola d'Italia dopo la Valle d'Aosta, ha una popolazione di circa 289.000 abitanti e un saldo migratorio costantemente negativo. Le sue minoranze linguistiche storiche — riconosciute dalla legge nazionale — si trovano ad affrontare la stessa tensione raccontata da France 24: preservare l'identità in un territorio che perde abitanti ogni anno.
Il ladino è parlato in alcune valli delle Dolomiti, tra Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, in un'area dove il turismo alpino è diventato un'industria miliardaria. Secondo France 24, la lingua sopravvive grazie a un sistema scolastico che la insegna e a un senso di appartenenza che i villaggi difendono con ostinazione.
È un tema che il Molise conosce bene. Le sue minoranze linguistiche — le comunità albanesi e croate dell'interno — convivono da secoli con lo spopolamento e con la distanza dai centri decisionali. I villaggi arbëreshë della provincia di Campobasso, fondati da profughi albanesi tra il XV e il XVIII secolo, mantengono ancora oggi lingua, riti e tradizioni proprie. Le comunità croate, concentrate in pochi comuni, rappresentano una delle minoranze più piccole del paese.
La differenza tra le Dolomiti e il Molise sta nelle risorse. Le valli ladine godono di un'economia turistica florida, di fondi provinciali autonomi e di un'attenzione internazionale che il servizio di France 24 conferma. Il Molise, al contrario, non ha né un turismo di quella scala né un'autonomia speciale: la sua economia si regge su agricoltura, piccola manifattura ed energia eolica, e la sua popolazione continua a calare.
Il caso ladino raccontato dalla rete francese offre però anche un elemento di speranza. Se una lingua minoritaria può resistere in un'area ad alta pressione turistica, allora la sopravvivenza non dipende solo dai numeri demografici ma dalla volontà delle comunità e dal sostegno delle istituzioni. Nel Molise, le associazioni culturali arbëreshë e croate portano avanti da decenni un lavoro di trasmissione linguistica che raramente trova copertura internazionale.
La copertura estera delle minoranze italiane tende a concentrarsi su pochi casi noti — il ladino, il tedesco in Alto Adige, lo sloveno a Trieste — mentre le minoranze del Sud restano quasi invisibili nel racconto internazionale. Questo servizio di France 24, pur non menzionando il Molise, ripropone una questione che riguarda anche la regione: chi racconta le lingue che nessuno ascolta?
Secondo il servizio, i villaggi ladini si rifiutano di abbandonare la lingua. La formula è semplice e non prevede scorciatoie: scuole, famiglia, comunità. Nel Molise, dove i comuni arbëreshë hanno spesso meno di mille abitanti, la stessa formula si applica con risorse infinitamente minori.
Resta da capire se l'attenzione internazionale — come quella di France 24 — possa tradursi in sostegno concreto o resti confinata alla curiosità turistica. Per il Molise, la lezione è ambivalente: la visibilità aiuta, ma non basta se il territorio continua a svuotarsi.
