OPINION
Il costo invisibile del lavoro nel Sud
La Redazione212 wordsEdition №12giovedì 11 giugno 2026 — Edizione № 12

Le agenzie internazionali hanno diffuso ancora una volta immagini di abuso nei campi del Sud Italia. Stavolta il video mostra lavoratori migranti bruciati, costretti a orari disumani per salari che non raggiungono i due dollari all'ora. Reuters e le principali testate estere descrivono una pratica sistematica, non episodica. Il mondo vede in questi scatti quello che già conosce: un'Italia dove il lavoro nero non è margine, ma centro di un'economia parallela.
Ciò che colpisce la copertura straniera è la persistenza. Non è una scoperta di oggi. Negli ultimi anni, il Guardian, France 24 e Al Jazeera hanno ripetutamente segnalato lo sfruttamento agricolo nel Meridione, le reti di caporalato, l'assenza di controlli effettivi. Eppure il fenomeno non si arresta. La stampa internazionale legge questo dato come una scelta: il sistema funziona perché conviene a qualcuno, e le istituzioni locali non hanno interesse a interromperlo.
La distanza tra come il problema è noto e come è affrontato genera una domanda che risuona nelle redazioni di Londra, Berlino e Parigi: l'Italia riconosce il suo Sud come parte di sé, o lo tollera come una zona grigia dove le regole non valgono? Il divario Nord-Sud, già centrale nella narrazione estera del paese, si approfondisce quando il tema non è la ricchezza mancante, ma la dignità negata.
