OPINION
Le piazze senza partito e il contratto che si è rotto
La Redazione366 wordsEdition №163martedì 27 ottobre 2026 — Edizione № 163
Questa settimana le nostre pagine hanno seguito, come le testate straniere che leggiamo, il moltiplicarsi delle manifestazioni italiane. The Local Italy ha dedicato un'analisi a una domanda semplice e scomoda: chi c'è dietro le proteste? La risposta che il giornale dà è che non c'è un dietro, o almeno non nel senso a cui la politica italiana è abituata. Reti online, gruppi senza tessere, nessun sindacato e nessun partito a firmare le convocazioni. Migliaia di persone in piazza, e nessun tavolo a cui sedersi.
È il punto su cui vale la pena fermarsi. Per decenni il nostro paese ha tradotto il malcontento in organizzazione: la fabbrica, la sezione, la camera del lavoro. Quel filtro oggi non funziona, e la stampa internazionale lo registra senza nostalgia. L'editoriale del Guardian di venerdì è andato oltre, sostenendo che il contratto sociale si è rotto e che i giovani non chiedono più soltanto ascolto, ma soluzioni. È una tesi forte, che condividiamo solo in parte: le soluzioni le chiedono, ma le chiedono a istituzioni che percepiscono lontane, e il vuoto che resta non è neutro.
Il corrispondente del Guardian da Milano ha descritto una città divisa tra giovani con prospettive e giovani senza, italiani e immigrati, e ha usato l'espressione di generazione perduta. Il New York Times, dal canto suo, ha raccontato la stanchezza di chi è tornato in strada dopo i disordini, quasi a voler separare la voce dalla violenza che l'aveva coperta. Due letture diverse della stessa scena, e tutte e due colgono qualcosa che da dentro fatichiamo a dire: che la piazza non è più il luogo dove si contratta, ma quello dove si misura una distanza.
La domanda che ci poniamo, e che lasciamo al lettore, non riguarda l'ordine pubblico. Riguarda la rappresentanza. Se le reti che portano la gente in strada non hanno interlocutori, il rischio non è che la protesta sia illegittima, ma che resti muta. Un paese che ha costruito la propria storia politica sul corpo intermedio — il partito, il sindacato, la parrocchia, la cooperativa — si trova ora con una voce potente e nessun canale. È qui, più che nei numeri delle manifestazioni, che si gioca la stagione che ci aspetta.
