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OPINION

Pozzallo, 377 animali e lo sguardo del mondo sulla Sicilia

La Redazione322 wordsEdition №135martedì 6 ottobre 2026 — Edizione № 135

Il Guardian e altre testate hanno riferito questa settimana di un sequestro al porto siciliano di Pozzallo: 300 tartarughe e 77 pappagalli trovati stipati in un'auto diretta a Malta, un cittadino maltese sotto inchiesta per maltrattamento animale. La notizia ha fatto il giro delle redazioni internazionali con un tono che oscilla tra lo stupore e la denuncia. È il tipo di storia che l'estero ama raccontare dell'Italia meridionale: un porto di provincia, un traffico illegale, una frontiera porosa.

C'è però qualcosa che colpisce in come questa vicenda viene inquadrata. Pozzallo non è solo un luogo di contrabbando: è uno dei punti in cui il Mediterraneo mostra la sua doppia natura, di rotta e di mercato. Gli stessi moli che vedono arrivare esseri umani in cerca di salvezza vedono partire merci illegali di ogni genere, animali esotici compresi. La stampa straniera tende a leggere questi episodi come sintomi di un territorio fuori controllo, ma la verità è più semplice e più amara: è un confine, e i confini attraggono traffici.

La Sicilia che emerge da questi racconti è sempre un po' stereotipata, sospesa tra bellezza e illegalità. Eppure la vicenda di Pozzallo dice anche altro: che esistono controlli funzionanti, che la Guardia di Finanza ha intercettato il carico, che un sistema di vigilanza ha retto. Il mondo raramente racconta questo lato della storia, perché la cronaca nera vende più della normalità amministrativa. Noi de La Veduta lo annotiamo, senza pretendere che cambi il racconto.

Resta la domanda che gli stranieri ci pongono di continuo, e che riguarda l'intero paese: quanto dell'Italia è frontiera, e quanto è semplicemente un luogo dove le cose accadono come altrove. Un'auto piena di tartarughe diretta a Malta non è una metafora del declino nazionale, è un reato. Ma il modo in cui il mondo sceglie di raccontarlo dice molto su come l'Italia viene immaginata, e su quanto poco di quel immaginario corrisponda alla vita di chi ci abita.

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