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OPINION

L'estate che cambia, il paese che resiste

La Redazione317 wordsEdition97venerdì 28 agosto 2026 — Edizione № 97

Le nostre pagine hanno raccolto in queste settimane una sequenza di dispacci che descrivono l'estate italiana come non la si vedeva da tempo. Il Guardian e The Local hanno raccontato di un'ondata di caldo tardivo che porterà le massime a 42 gradi nel centro e nel sud, mentre il nord si prepara a temporali violenti. È un quadro che il mondo conosce bene: l'Italia come laboratorio del clima che cambia, con le sue coste assediate dal caldo e le sue pianure flagellate dall'acqua.

Ma c'è un dato che emerge con forza dalla stampa estera e che merita una riflessione: il sondaggio del Guardian secondo cui in sei grandi nazioni europee, inclusa l'Italia, la maggioranza preferisce l'aria condizionata ai tagli alle emissioni. È una scelta che sembra contraddittoria, ma che racconta una verità più profonda: la gente non nega il cambiamento climatico, semplicemente cerca di sopravvivergli. E lo fa con gli strumenti che ha, anche se questi strumenti aggravano il problema.

Dalle nostre regioni, questa contraddizione si vede con chiarezza. Le nove scuole su dieci senza aria condizionata, il costo di tre miliardi di euro per il maltempo in agricoltura: sono cifre che la stampa internazionale riporta e che noi leggiamo con la consapevolezza di chi abita questi luoghi. Il mondo ci guarda e ci vede come un paese che subisce il clima più di quanto lo governi.

Eppure, c'è anche un'altra Italia che emerge dai dispacci: quella delle isole in vendita nella laguna di Venezia, delle rotte aeree americane che si moltiplicano verso la Sardegna e la Sicilia, dei festival letterari a Mantova. È l'Italia che il mondo ama, quella del patrimonio e della bellezza. Ma anche quella bellezza è minacciata dal clima, e la stampa estera lo sa. Il nostro compito, nelle prossime settimane, sarà raccontare entrambe le Italie: quella che resiste e quella che cambia, senza mai perdere di vista il filo che le unisce.

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