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ECONOMIA

Maersk e Guangzhou stringono l'alleanza: Genova sente il fiato sul collo

La partnership strategica tra il porto cinese e il gigante danese ridisegna gli equilibri globali della logistica. Il Mediterraneo perde terreno.

Marina Doria737 wordsEdition №28sabato 27 giugno 2026 — Edizione № 28

Guangzhou Port Group e Maersk hanno firmato un memorandum d'intesa per espandere la cooperazione sulla catena di approvvigionamento, con focus sull'Nansha International Shipping and Logistics Hub. L'accordo, secondo quanto riportato da Seatrade Maritime mercoledì, inaugura un nuovo capitolo di collaborazione tra il porto cinese e la compagnia danese, storico leader mondiale nei trasporti containerizzati.

L'alleanza segnala una concentrazione crescente di potenza logistica nei porti asiatici. Maersk, che gestisce circa il 17% del traffico containerizzato mondiale, ha scelto di approfondire i legami con Guangzhou piuttosto che diversificare ulteriormente in Europa. Per il porto di Genova, che dipende dalle rotte oceaniche asiatiche per il 40% del suo traffico, il messaggio è inequivocabile: i grandi armatori stanno consolidando le loro basi in Asia.

La strategia di Guangzhou rispecchia il progetto più ampio della Cina di trasformare i propri porti in hub globali della logistica. Nansha, uno dei tre siti portuali di Guangzhou, è stato designato come centro internazionale di spedizione e logistica. L'investimento di Maersk in questa infrastruttura asiatica rappresenta una scelta di capitale che avrebbe potuto indirizzarsi verso il Mediterraneo.

Genova ha registrato 2,6 milioni di teu (unità equivalenti a venti piedi) nel 2025, secondo i dati portuali internazionali. Guangzhou, nel frattempo, ha movimentato oltre 24 milioni di teu nello stesso periodo. La differenza di scala è abissale, ma il divario si sta allargando. I grandi armatori come Maersk cercano economie di scala che solo i megaporti asiatici possono offrire.

Il memorandum d'intesa non rivela dettagli specifici sugli investimenti o i volumi previsti, ma la struttura dell'accordo suggerisce un impegno a lungo termine. Seatrade Maritime ha riferito che la partnership mira ad aggiornare ulteriormente la costruzione dell'hub logistico di Nansha. Ciò significa più dragaggio, più terminal, più capacità di stoccaggio.

Per il porto di Genova, questa notizia arriva in un momento critico. La città ligure sta cercando di mantenere la sua posizione come porta principale dell'Europa meridionale verso l'Asia, ma la competizione si fa sempre più aspra. Il progetto di ampliamento dei fondali del porto genovese, fermo da anni per questioni ambientali e finanziarie, rappresenta l'ultima speranza di restare al passo con i competitor asiatici.

La Liguria ha costruito la sua prosperità economica attorno al porto e alla logistica. L'hinterland genovese ospita centri di distribuzione, magazzini automatizzati e infrastrutture ferroviarie che dipendono dal traffico containerizzato in transito. Se gli armatori consolidano ulteriormente le loro operazioni in Asia, il flusso di merci verso Genova potrebbe diminuire significativamente.

Il fenomeno non è nuovo. Negli ultimi due decenni, i porti europei hanno visto il loro ruolo relativo diminuire nella catena di approvvigionamento globale. Rotterdam, Amburgo e Anversa hanno mantenuto volumi elevati grazie alla loro posizione nel cuore dell'Europa settentrionale e alla loro capacità di investimento. Genova, pur essendo il porto più grande del Mediterraneo, ha faticato a modernizzarsi al ritmo richiesto dal commercio globale.

La partnership Maersk-Guangzhou solleva anche questioni geopolitiche. La Cina sta usando i suoi porti come strumenti di soft power nella sua strategia di Belt and Road Initiative. Maersk, pur essendo un'azienda danese, opera in un mercato globale dove la capacità infrastrutturale e il costo operativo sono fattori decisivi. Guangzhou offre entrambi.

Per l'Italia e la Liguria, il messaggio è che la competizione portuale non si gioca più solo su tariffe e servizi. Si gioca sulla capacità di investimento, sulla modernizzazione infrastrutturale e sulla capacità di attrarre i grandi armatori globali. Senza investimenti significativi nei fondali, nei terminal e nelle connessioni ferroviarie, Genova rischia di diventare un porto di secondo livello nel Mediterraneo.

Il governo italiano e la Regione Liguria hanno riconosciuto questa sfida. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha allocato fondi per il porto di Genova, ma gli importi sono modesti rispetto alle esigenze. Intanto, i porti asiatici continuano a investire miliardi di dollari in nuove infrastrutture.

La firma del memorandum d'intesa tra Maersk e Guangzhou rappresenta un ulteriore tassello nel mosaico della riconfigurazione globale della logistica. Per Genova e la Liguria, il tempo per agire si sta esaurendo. Senza interventi decisi e rapidi, il porto rischia di diventare un nodo secondario nella rete mondiale dei trasporti containerizzati.

Secondo gli analisti di shipping internazionali, le prossime due decadi saranno cruciali. I porti che non investono oggi rimarranno indietro domani. Genova ha ancora le carte in regola per competere, ma il margine di errore si sta restringendo. La partnership Maersk-Guangzhou è un promemoria di quanto veloce sia la corrente globale e di quanto sia difficile nuotare controcorrente.

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