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SCIENZA

Il Granduca e la zanzara: come il DNA antico risolve un mistero toscano

Ricercatori Yale e Pisa confermano che Francesco de Medici morì di malaria nel 1587, non per avvelenamento. Nel Molise, la lezione sui vettori di malattia rimane attuale.

Antonio Petrella705 wordsEdition51lunedì 20 luglio 2026 — Edizione № 51

Il Granduca Francesco de Medici della Toscana morì nel 1587 in circostanze che hanno alimentato il sospetto di avvelenamento per secoli. Un nuovo studio pubblicato in iScience, condotto da ricercatori dell'Università Yale e dell'Università di Pisa, ha finalmente risolto il mistero: il responsabile non era un assassino, ma una zanzara infetta.

I ricercatori hanno analizzato il DNA antico estratto dai resti scheletrici di Francesco e di sua moglie Bianca, identificando i parassiti Plasmodium che causano la malaria. Secondo il rapporto di Yale e Pisa, entrambi morirono dalla stessa malattia trasmessa da vettori, confutando le voci di veleno che circolarono per generazioni.

La scoperta, riportata da ScienceAlert e Yahoo News, illumina un aspetto spesso trascurato della storia medioevale italiana: la prevalenza della malaria nelle zone umide della penisola, in particolare in Toscana, dove le paludi costiere e le zone alluvionali favorivano la proliferazione di zanzare Anopheles.

Per il Molise, regione costiera e montuosa con un'ampia rete di corsi d'acqua e zone umide, la lezione storica non è accademica. La malaria scomparve dalla regione solo nel dopoguerra, grazie a campagne di bonifica e drenaggio dei terreni paludosi. Le zone intorno al Biferno e del Fortore, storicamente umide, erano endemiche per la trasmissione malarica fino agli anni Cinquanta.

La ricerca di Yale e Pisa sottolinea come i cambiamenti climatici contemporanei — con temperature più calde e precipitazioni irregolari — potrebbero favorire il ritorno di vettori malarici in aree europee dove la malattia era stata eradicata. Nel Molise, dove l'agricoltura dipende da cicli idrici delicati e le estati si fanno sempre più torride, questa considerazione non è puramente storica.

Il team di ricerca ha utilizzato tecniche di sequenziamento del DNA di ultima generazione per estrarre il genoma del parassita dalle ossa del Granduca. Secondo ScienceAlert, questo approccio rappresenta un avanzamento cruciale nella paleopatologia, permettendo di identificare patogeni specifici in resti umani antichi con una precisione impossibile fino a pochi anni fa.

La morte di Francesco nel 1587 fu seguita da voci di avvelenamento da parte della moglie Bianca o di rivali politici. Il fatto che entrambi siano morti dalla stessa malattia infettiva suggerisce un'esposizione condivisa a zanzare infette, probabilmente durante il soggiorno in una villa o in una proprietà malarica della Toscana.

La ricerca ha implicazioni per la comprensione della storia sanitaria italiana nel complesso. La malaria non era una rarità nel XVI secolo: era endemica in gran parte dell'Italia centrale e meridionale, soprattutto nelle zone costiere e fluviali dove le acque stagnanti offrivano habitat ideali per le larve di Anopheles.

Nel Molise, la malaria rimase un problema sanitario significativo fino agli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento. Le campagne di bonifica fasciste e poi le iniziative della Repubblica nel dopoguerra miravano esplicitamente a eliminare le zone umide che alimentavano la trasmissione. Oggi, quelle stesse zone bonificate sono diventate terreni agricoli di valore, ma la memoria della malaria è scomparsa dalla consapevolezza locale.

Il ritorno della malaria in Europa non è uno scenario fantascientifico. Secondo i dati epidemiologici monitorati dalle agenzie internazionali, il riscaldamento globale sta spostando le isoterme verso nord, creando condizioni ambientali favorevoli alla proliferazione di zanzare Anopheles in regioni dove erano scomparse da decenni. Il Molise, con i suoi 289.000 abitanti e un'economia fortemente agricola, sarebbe particolarmente vulnerabile a un tale cambiamento.

La scoperta del DNA malarico nel corpo del Granduca Francesco offre anche una lezione sulla fragilità della salute umana di fronte ai vettori naturali. Non il veleno, non l'intriga politica, ma un microscopico parassita trasmesso da un insetto: questa è la vera causa della morte di uno dei più potenti signori del Rinascimento italiano.

Il team di ricerca ha sottolineato che ulteriori analisi genetiche potrebbero rivelare come la malaria si diffondeva tra le élite italiane del XVI secolo e quali ceppi di Plasmodium circolavano allora. Questa conoscenza potrebbe aiutare gli epidemiologi contemporanei a comprendere meglio come patogeni antichi si adattavano agli ambienti europei e come potrebbero tornare sotto diverse pressioni climatiche.

Nel contesto del Molise, dove l'agricoltura rimane il fulcro dell'economia e l'invecchiamento della popolazione rende il territorio ancora più fragile davanti alle sfide sanitarie, la storia del Granduca Francesco è un monito: le malattie non scompaiono per sempre, solo quando le condizioni ambientali e sociali le rendono impossibili. Mantenerle impossibili richiede vigilanza costante.

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