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BASILICATA

Il patrimonio che il mondo guarda e la fragilità che resta

La stampa estera continua a raccontare i Sassi come modello di rinascita: il nodo è quanto quella rinascita regga senza i visitatori

Pietro Lasorsa642 wordsEdition112venerdì 11 settembre 2026 — Edizione № 112

La stampa internazionale torna con regolarità su Matera come esempio di città che ha trasformato la propria immagine: da luogo descritto come vergogna nazionale a meta di visitatori e set cinematografici. È un racconto che il Guardian, tra gli altri, ha contribuito a diffondere negli anni.

Il tema che le fonti estere pongono, senza risolverlo, riguarda la sostenibilità: un patrimonio scavato nella roccia non si espande, e un'economia costruita sul turismo dipende da flussi che possono cambiare. Per la Basilicata la questione non è teorica, perché Matera è il motore visibile di una regione che per il resto si spopola.

La trasformazione ha radici storiche precise: lo svuotamento dei Sassi negli anni Cinquanta, il riconoscimento UNESCO nel 1993, la Capitale europea della cultura nel 2019. Ogni tappa ha aggiunto visitatori e attenzione, e con essi la necessità di manutenere ciò che li attira.

La copertura estera insiste su un punto che i lucani conoscono bene: Matera è un caso di reinvenzione riuscita in un territorio che non l'ha replicata. I paesi dell'entroterra continuano a perdere residenti, le scuole chiudono, le strade secondarie si svuotano. Il successo di una città non ha trainato la provincia.

Questo scarto tra il racconto internazionale e la geografia reale è forse l'aspetto più interessante del caso lucano. Il mondo guarda Matera; la regione intorno resta tra le meno densamente popolate d'Italia, con un invecchiamento marcato e una partenza costante di giovani.

Le fonti estere che si occupano di patrimonio tendono a presentare la rinascita come una storia conclusa. La realtà amministrativa è più lenta: un centro storico abitato da residenti stabili è diverso da un centro storico abitato da visitatori, e la differenza si vede nei servizi di base, nei negozi, nelle scuole.

Matera ha evitato finora la sorte di altre città d'arte europee, dove il centro si è svuotato di abitanti a favore di alloggi turistici. Ma la pressione esiste, e la stampa internazionale che celebra i Sassi raramente si sofferma su chi ci vive tutto l'anno.

Il patrimonio rupestre pone vincoli tecnici che altre città non hanno. Non si può costruire sopra i Sassi senza alterarli, non si possono allargare vicoli scavati, non si può portare traffico dove le strade sono gradini. Ogni visitatore in più pesa su una struttura che non si adatta.

Per la Basilicata questo significa che il turismo ha un tetto fisico, oltre il quale si danneggia ciò che lo genera. È un argomento che le fonti internazionali affrontano quando parlano di Venezia o di Firenze, ma raramente applicano a Matera, forse perché la scala sembra più piccola.

La scala, però, è esattamente il punto. Una città di poche decine di migliaia di abitanti che riceve flussi da capitale europea della cultura affronta problemi proporzionalmente maggiori di una metropoli d'arte. Le risorse per gestirli sono anch'esse proporzionalmente minori.

Il racconto estero tende a fermarsi all'immagine. La parte che resta fuori è la gestione quotidiana: la raccolta dei rifiuti in un tessuto discontinuo, la manutenzione di percorsi pedonali antichi, la sorveglianza di un patrimonio diffuso e difficile da recintare.

Non ci sono, nelle fonti internazionali di oggi, nuovi dati su Matera né dichiarazioni di amministratori. Il dispaccio riflette ciò che la copertura estera sostiene da anni: Matera è un caso studiato di rinascita, e la sua sostenibilità resta una domanda aperta.

La domanda che la regione si porta dietro è se la rinascita di un luogo possa diventare un modello per un territorio. Finora la risposta, guardando i numeri della popolazione lucana, è che non lo è stata. Il turismo ha salvato una città, non una provincia.

Questo è il punto che le fonti estere, concentrate sull'eccezione, raramente registrano. La Basilicata è insieme il caso di successo più citato d'Italia e una delle regioni che si svuotano più rapidamente. Le due cose convivono, e la seconda non è stata risolta dalla prima.

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