BASILICATA
La Basilicata guarda lo sciopero generale dal suo interno vuoto
Le proteste per il caro vita arrivano allo sciopero nazionale. A Potenza e Matera la domanda è quella del Guardian: chi sono i giovani che restano
Pietro Lasorsa1,068 wordsEdition №162lunedì 26 ottobre 2026 — Edizione № 162
Le proteste contro il caro vita che hanno attraversato l'Italia nel fine settimana non si fermano. Secondo The Local Italy, questa settimana è in agenda uno sciopero generale nazionale, il primo appuntamento dopo le marce di sabato in otto città, tra cui Roma e Milano, tenute sotto un dispositivo di sicurezza rafforzato da droni ed elicotteri, come ha riferito France 24.
Il Guardian, in un editoriale del 23 ottobre, legge l'ondata come la prova che il contratto sociale europeo si è rotto, e che i giovani chiedono soluzioni. Il New York Times ha raccontato i manifestanti italiani che tornano in strada stanchi dell'establishment e del costo della vita. Euronews ha riferito di scontri tra giovani manifestanti e polizia a Roma.
Vista dalla Basilicata, la domanda del Guardian ha un suono particolare. In una regione di circa 537.000 abitanti, tra le più anziane d'Italia, i giovani che scendono in piazza sono anche quelli che il mondo misura soprattutto quando partono. Lo sciopero generale porrà qui la stessa questione che le marce hanno posto altrove: cosa resta, oltre la protesta, per chi vorrebbe restare.
La Francia ha fatto da scintilla. Il Guardian ha riferito di centinaia di migliaia in marcia oltralpe, con un migliaio di arresti e perquisizioni anche a Milano. La Basilicata non è tra le città elencate dalle fonti estere, ma il tema che le attraversa — salari, servizi, futuro dei giovani — è quello che questa terra conosce da decenni.
Secondo The Local Italy, questa settimana è in agenda uno sciopero generale nazionale, il primo appuntamento dopo le marce di sabato in otto città, tra cui Roma e Milano, tenute sotto un dispositivo di sicurezza rafforzato. France 24 ha riferito che le autorità hanno schierato droni ed elicotteri per monitorare i cortei, dopo i disordini del fine settimana precedente.
Il quadro che emerge dalla stampa estera è quello di una mobilitazione che non si esaurisce. The Local Italy ha scritto di migliaia di persone in piazza sabato nonostante quella che ha definito un'ampia repressione dopo gli scontri. Euronews ha raccontato giovani manifestanti che si scontrano con la polizia per le strade di Roma, mentre le manifestazioni su salari, costo della vita e servizi pubblici si diffondevano in tutto il paese.
Il New York Times ha letto la giornata dal lato dei partecipanti: giovani stanchi dell'establishment politico e del crescente costo della vita, che speravano di far sentire la propria voce dopo che la violenza aveva offuscato le proteste della settimana prima. È una descrizione che sposta l'accento dalle vetrine barricate alle ragioni di chi marcia.
Il Guardian, in un editoriale del 23 ottobre, ha offerto la cornice più ampia: il contratto sociale è rotto, e i giovani vogliono soluzioni. Il giornale ha parlato di un superciclo elettorale nel corso del prossimo anno che potrebbe ridefinire il futuro del continente, ma anche di ciò che accade nelle strade come forza che lo plasma. La Francia, ha scritto, ha starnutito e l'Europa si è raffreddata.
Sulla stessa linea, France 24 ha intervistato la sociologa Gökçe Tuncel, secondo cui l'ondata di proteste guidate dai giovani in Francia, Albania, Italia e India rivela più di una serie di rivendicazioni localizzate. In un altro approfondimento, l'emittente ha elencato paesi coinvolti — Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Albania, Serbia e Grecia — e ha indicato la scintilla francese nel deterioramento delle condizioni nelle scuole e nelle università, mentre i salari non tengono il passo dell'inflazione.
La Basilicata non compare in nessuno di questi resoconti. Non c'è una piazza lucana tra le otto elencate dalle fonti estere, né un episodio locale che il telegrafo riporti. Il dovere di questa redazione è dirlo con chiarezza: la regione non è teatro degli scontri che il mondo racconta.
Ma la domanda del Guardian — chi sono i giovani che chiedono soluzioni, e dove resteranno — qui ha un suono particolare. La Basilicata è una regione di circa 537.000 abitanti, tra le più anziane del paese, con una natalità bassa e un'emigrazione costante dei giovani. È il profilo che la copertura internazionale dell'Italia descrive come il declino demografico del Sud, e che qui si tocca ogni giorno nelle scuole che chiudono e nei paesi che si svuotano.
Lo sciopero generale porrà anche in Lucania la questione che le marce hanno posto altrove: cosa resta, oltre la protesta, per chi vorrebbe restare. Salari, servizi pubblici, trasporti, sanità di prossimità: sono le voci che il telegrafo estero elenca come ragioni della mobilitazione. In una terra dove la distanza dai servizi è già una condizione di vita, quelle voci non sono astratte.
C'è poi il tema che il Guardian ha posto con più forza, quello della frattura generazionale. In un pezzo dedicato a Milano, il giornale ha parlato di una netta divisione tra i giovani emarginati e quelli con maggiori prospettive. È una frattura che la Basilicata conosce nella forma dell'alternativa secca: partire o restare, studiare fuori o accettare i pendolarismi lunghi, cercare lavoro altrove o costruirlo qui.
La lettura della Francia come scintilla aiuta a capire la scala. Il Guardian ha riferito di centinaia di migliaia in marcia oltralpe, con un migliaio di arresti e con perquisizioni degli agenti italiani in abitazioni a Milano. Ha anche citato proteste in Spagna e Albania. È un arco europeo, non un episodio italiano.
Su questo sfondo, lo sciopero generale atteso questa settimana sarà il banco di prova. The Local Italy lo ha inserito tra gli appuntamenti della settimana, accanto a eventi autunnali. La domanda, per una regione come questa, è se la mobilitazione nazionale troverà qui una forma propria o resterà una notizia che si guarda da lontano, come le piazze sotto scorta delle settimane scorse.
La storia della Basilicata è una storia di reinvenzioni lente. Matera, un tempo definita la vergogna d'Italia, è diventata set cinematografico e capitale della cultura; l'agricoltura e l'energia hanno sostenuto un'economia fragile. Ma la reinvenzione non ha fermato la partenza dei giovani, e le proteste europee raccontano proprio l'insoddisfazione di chi non vede nella crescita promessa un posto per sé.
France 24 ha riassunto questa insoddisfazione con le parole del corrispondente diplomatico del New York Times Steven Erlanger: le promesse di maggiore crescita economica non si sono avverate. È una frase che, letta dal Sud interno, spiega perché anche qui la domanda sul futuro dei giovani non sia retorica. La piazza lucana, se ci sarà, non avrà i numeri di Roma o Milano; avrà però la stessa domanda.
