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EMILIA-ROMAGNA

Max Mara e Prada dettano la linea: la moda che viene dalla pianura

Le sfilate milanesi raccontate dal Guardian: cappotti, gonne e il glamour non conformista di Amelia Earhart

Giulia Benati598 wordsEdition №127sabato 26 settembre 2026 — Edizione № 127

La settimana della moda di Milano è tornata al centro della stampa internazionale. Il Guardian ha raccontato la sfilata di Max Mara come un omaggio al 'glamour non conformista' di Amelia Earhart e di altre pioniere, con cappotti ben tagliati, stivali robusti con tacco a blocco e borse capienti in pelle scamosciata.

Sulla stessa passerella, secondo il Guardian, la collezione di Maria Grazia Chiuri per Fendi ha celebrato Raffaella Carrà come 'incredibile femminista' degli anni Settanta, con abiti diafani e reggiseni visibili.

Il quotidiano britannico ha dedicato spazio anche a Prada, dove Miuccia Prada e la designer belga Raf Simons hanno costruito la collezione attorno alla gonna, evitando pantaloni e vestiti. Il Guardian parla di una formula semplice: una gonna al ginocchio, ad A o plissettata, con un maglione e tacchi kitten.

Per l'Emilia-Romagna queste sfilate non sono un fatto lontano. La regione è una delle capitali italiane della pelle, della maglieria e della meccanica di precisione che sta a monte di molti prodotti finiti presentati a Milano.

Il Guardian ha raccontato la sfilata di Max Mara come un omaggio al 'glamour non conformista' di Amelia Earhart e di altre pioniere, con cappotti ben tagliati, stivali robusti con tacco a blocco, camicie bianche impeccabili e borse capienti in pelle scamosciata.

Secondo il Guardian, ciò che la collezione deliberatamente non aveva era il valore shock. È una scelta che il quotidiano britannico legge come una forma di sicurezza: la casa di moda punta su una sartoria riconoscibile invece che sull'effetto sorpresa.

Il giornale ha raccontato anche la collezione di Maria Grazia Chiuri per Fendi, definendola una sfilata piena di abiti diafani e reggiseni visibili, dedicata a Raffaella Carrà e al suo femminismo popolare. Chiuri, scrive il Guardian, si è divertita di più con i vestiti da quando è tornata da Parigi alla sua Roma natale.

Sulla stessa passerella milanese, il Guardian ha seguito Prada, dove Miuccia Prada e Raf Simons hanno costruito la collezione attorno alla gonna, evitando pantaloni e vestiti. La descrizione del giornale è precisa: una gonna al ginocchio, ad A o plissettata, il più delle volte con un maglione semplice e tacchi kitten.

Queste tre sfilate raccontano un'idea di eleganza sobria e riconoscibile. È un registro che la stampa estera associa da tempo all'Italia: meno provocazione, più mestiere.

Per l'Emilia-Romagna la moda non è solo passerella. La regione ospita una filiera che comprende concerie, maglifici, tessiture e aziende di packaging, oltre alla meccanica di precisione che produce macchine per la lavorazione di pelle e tessuto.

La Motor Valley, con Ferrari, Lamborghini e Ducati, ha insegnato al mondo che in Emilia-Romagna il prodotto finito nasce da una rete di fornitori specializzati. Lo stesso vale per la moda: molti capi che sfilano a Milano passano per laboratori e stabilimenti della pianura.

Il Guardian, nel suo racconto, insiste su un punto: la sartoria robusta, i materiali solidi, la vestibilità pensata per durare. Sono parole che un distretto produttivo riconosce come proprie.

Non c'è, nelle cronache internazionali di questa settimana, alcun dato che quantifichi il contributo emiliano-romagnolo alle collezioni milanesi. Le testate descrivono le sfilate, non le catene di fornitura.

Resta però un fatto che il Guardian mette in evidenza: la moda italiana, anche quando guarda al passato, continua a essere letta dal mondo come un esercizio di artigianato industriale. È la stessa lettura che la stampa estera applica al cibo e alle auto della regione.

La settimana milanese si chiuderà nei prossimi giorni. Per ora, il racconto che arriva dall'estero è quello di una moda che preferisce la solidità al clamore, un registro che la pianura emiliana conosce bene.

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