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PIEMONTE

Maxi furto di vino in Toscana: 30.000 bottiglie, 5 milioni di euro

La stampa estera racconta il colpo alla cantina Marchesi Antinori come il più grande furto di vino mai avvenuto in Italia

Lorenzo Ferraris532 wordsEdition №140sabato 10 ottobre 2026 — Edizione № 140

Una banda ha fatto irruzione nella cantina dei Marchesi Antinori a Cortona, in Toscana, caricando circa 30.000 bottiglie su due camion prima di fuggire. Il valore stimato del bottino è di 5 milioni di euro, secondo quanto riportano il Guardian, la BBC e France 24.

Le testate descrivono il colpo come il più grande furto di vino mai registrato in Italia. Il New York Times riferisce che gli autori potrebbero essere stati fino a dieci, mentre France 24 parla di due furgoni e fino a sei ladri.

Secondo France 24, il vino era destinato a una grande esportazione. La cantina ha confermato il furto e la stima del valore, come riportato da CBS News e The Local Italy.

Le cifre del bottino variano leggermente tra le fonti: si va dai 5 milioni di euro citati dal Guardian e dalla BBC ai circa 5,8 milioni di dollari indicati da CBS News, differenza che riflette il cambio più che una divergenza sostanziale.

Marchesi Antinori è uno dei nomi più riconoscibili del vino italiano nel mondo, associato storicamente al Chianti e al Brunello. Il furto colpisce quindi un marchio che la stampa estera usa da decenni come simbolo del soft power enologico nazionale.

La scelta del bersaglio non è casuale. Le bottiglie rubate erano pronte per l'esportazione, il che indica che il valore del bottino risiedeva in parte nella loro destinazione commerciale più che nel consumo locale.

Per il Piemonte la vicenda ha un interesse indiretto ma concreto. Barolo e Barbaresco sono le altre grandi denominazioni italiane che la stampa internazionale cita quando parla di vino di fascia alta, e ogni episodio di questo tipo riaccende il dibattito sulla sicurezza delle scorte e sulla tracciabilità dei lotti pregiati.

Le cantine piemontesi lavorano da anni su sistemi di identificazione e controllo delle partite, anche in risposta alle richieste dei mercati esteri. Un furto di questa scala in Toscana non modifica i loro protocolli, ma rafforza l'argomento di chi li considera necessari.

Il furto toscano arriva in un momento in cui l'export vinicolo italiano è sotto osservazione per le condizioni dei mercati internazionali. Le testate economiche estere seguono con attenzione l'andamento delle vendite verso Stati Uniti e Asia, i due sbocchi principali per le etichette di prezzo elevato.

La dinamica del colpo, con l'uso di più veicoli e una squadra numerosa, suggerisce una pianificazione accurata. Né il Guardian né la BBC forniscono dettagli su come la banda abbia superato i sistemi di sicurezza della cantina.

Le forze dell'ordine italiane hanno avviato le indagini, secondo quanto riportato dalle testate. Al momento della copertura disponibile non risultano arresti né recuperi significativi del bottino.

La vicenda ha anche una dimensione reputazionale per il sistema paese. La stampa estera tende a trattare i grandi furti d'arte e di beni di lusso italiani come cartina di tornasole dell'efficacia dei controlli sul patrimonio di valore.

Per il settore vinicolo piemontese l'elemento utile è meno spettacolare. Ogni episodio che riguarda scorte destinate all'export riporta l'attenzione su assicurazioni, magazzini e logistica, voci che pesano sui bilanci delle aziende di fascia alta.

Resta da capire dove finiranno 30.000 bottiglie tracciabili. È la domanda che le testate internazionali pongono e a cui, per ora, non c'è risposta.

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