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LIGURIA

Il Guardian saluta Mazzola, e Genova ricorda il suo calcio

L'addio alla leggenda dell'Inter riporta alla memoria una stagione in cui il calcio italiano contava, e una città di porto che lo seguiva

Marina Doria836 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

Il Guardian ha dedicato ieri un necrologio a Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni. La testata britannica lo descrive come un attaccante di talento supremo, vincitore di due Coppe dei Campioni e quattro scudetti di Serie A in diciassette anni con un solo club, l'Internazionale di Milano.

Il Guardian ricorda anche la medaglia d'argento conquistata ai Mondiali con la nazionale italiana. È il ritratto di un calciatore che ha legato tutta la carriera a una maglia sola, cosa che nel calcio di oggi, scrive la testata, è diventata rara.

Genova non è Milano, e la notizia non è genovese. Ma una città di porto con una tifoseria vecchia e testarda sa riconoscere certe carriere: il calcio italiano che il mondo guardava negli anni Sessanta era fatto di uomini che restavano dove erano nati, e questo in Liguria si è sempre saputo.

Il necrologio del Guardian è asciutto sui numeri e generoso sul giudizio. Non contiene dettagli liguri, e noi non ne aggiungiamo: Mazzola è stato dell'Inter e dell'Italia, non del Genoa né della Sampdoria.

Vale però la pena leggere la notizia per quello che dice del calcio italiano visto da fuori. Il Guardian è un giornale britannico, e nel Regno Unito il calcio italiano degli anni Sessanta è memoria di famiglia: le Coppe dei Campioni vinte dall'Inter erano trasmesse in tutta Europa, e Mazzola era uno dei nomi che il pubblico inglese imparava a pronunciare.

Per la Liguria, che ha due squadre storiche e uno stadio, il Marassi, tra i più vecchi d'Italia, il punto è un altro. Il calcio genovese è nato dal porto: le prime partite le giocavano marinai e operai, e la tifoseria ha un carattere che altrove non si trova. Quando muore un simbolo del calcio italiano, qui lo si guarda con l'occhio di chi sa quanto quel mondo sia cambiato.

Il Guardian non parla di Genova, e sarebbe scorretto forzare il collegamento. Ma il necrologio contiene un elemento che riguarda tutte le città italiane, Liguria compresa: il legame tra un giocatore e un solo club, e tra un club e una comunità. È un legame che il calcio contemporaneo, con i trasferimenti continui, ha in parte sciolto.

Il Genoa è il club più antico d'Italia, fondato da un console britannico nella seconda metà dell'Ottocento. La Sampdoria è nata nel 1946 dalla fusione di due società. Entrambe hanno vissuto stagioni in cui il calcio italiano contava in Europa, e in quelle stagioni i nomi che il mondo imparava erano anche i loro.

Non c'è, nelle fonti internazionali di ieri, nulla che leghi Mazzola alla Liguria. Lo scriviamo apertamente, perché la regola di questo giornale è raccontare l'Italia come la vede il mondo, non come la vorremmo vedere noi. Il mondo, ieri, ha visto un grande giocatore dell'Inter e dell'Italia.

Quello che si può aggiungere, con prudenza, è il contesto generale. Il calcio italiano del secondo dopoguerra era un veicolo di immagine per il Paese: le trasferte europee delle squadre italiane portavano in giro un'idea di modernità industriale, e le città di porto erano le porte da cui quell'idea passava, in nave o in treno.

Genova, in quegli anni, era un porto industriale in piena attività, con acciaierie, cantieri e un traffico passeggeri che oggi non esiste più. Il calcio era uno degli spettacoli che tenevano insieme una città di lavoratori. Chi ha memoria di quel periodo sa che le domeniche di campionato erano un appuntamento sociale, non solo sportivo.

Il Guardian, nel suo necrologio, non entra in queste considerazioni. Si limita a ricordare un campione e i suoi trofei. È il taglio giusto per un giornale straniero che scrive di un italiano, e noi lo rispettiamo.

C'è però una nota amara che riguarda l'Italia intera e che la stampa estera ha registrato più volte negli ultimi anni: il calcio italiano, come il Paese, invecchia. I grandi nomi del passato se ne vanno, e i giovani che li sostituiscono spesso vanno a giocare all'estero. Non è una novità di ieri, ed è un tema che le testate britanniche seguono con attenzione.

Per una regione come la Liguria, che perde popolazione e giovani, il parallelo non è retorico. Le squadre di provincia faticano a tenere i bilanci in ordine, gli stadi invecchiano, e il pubblico che riempiva le curve negli anni Sessanta oggi ha i capelli bianchi. Il calcio, come il porto, vive di ricambio generazionale.

Il necrologio del Guardian si chiude con il ricordo dei trofei. È il modo in cui i giornali stranieri salutano i campioni: numeri, date, e un giudizio sintetico. A Genova, dove i necrologi sportivi si leggono al bar con il caffè in mano, si aggiungerebbe altro, ma non è compito nostro.

Quello che resta, per chi scrive da una redazione di porto, è la sensazione di aver visto passare un pezzo di un'epoca. Il calcio italiano che il mondo ammirava era fatto di navi che partivano, di fabbriche che lavoravano, di uomini che restavano nella loro città. Di quel mondo, a Genova, restano le banchine e la memoria.

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