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SPORT

Il Guardian saluta Mazzola, l'ala dell'Inter che vinse due Coppe dei Campioni

Il necrologio della stampa britannica ripercorre 17 anni in un solo club e la finale mondiale del 1970: «un attaccante di talento supremo»

Tobia Marenghi680 wordsEdition №126venerdì 25 settembre 2026 — Edizione № 126

Sandro Mazzola è morto all'età di 83 anni. Il Guardian ha pubblicato il necrologio di quello che definisce «un attaccante di talento supremo», vincitore di due Coppe dei Campioni e quattro titoli di Serie A in diciassette anni con l'Inter, il suo unico club.

Il quotidiano britannico ricorda anche la medaglia d'argento con l'Italia ai Mondiali del 1970, quando la nazionale perse la finale contro il Brasile. È il secondo tassello di una biografia che la stampa estera legge come una storia di fedeltà a un solo club.

La notizia arriva a poche ore dal pareggio per 2-2 tra Inter e Roma all'Olimpico, raccontato dal Guardian come uno scontro tra rivali per il titolo. Mazzola appartiene a un'Inter che il giornale colloca in un'altra epoca del calcio italiano.

Per la redazione Sport de La Veduta, il necrologio è il modo in cui il mondo legge una generazione di calciatori italiani: attraverso i trofei europei e le finali mondiali, non attraverso i campionati nazionali.

Il necrologio non si limita ai trofei. Il Guardian descrive Mazzola come parte di un'Inter che dominò l'Europa negli anni Sessanta, e collega la sua carriera a un'idea di calcio italiano costruita sulla difesa e sul contropiede, quella che la stampa internazionale ha a lungo usato come chiave per spiegare la Serie A.

La coincidenza con il pareggio di domenica tra Inter e Roma all'Olimpico, raccontato dallo stesso Guardian, è significativa: il giornale britannico ha coperto nella stessa settimana il presente della squadra e la memoria di uno dei suoi simboli.

Nella cronaca di Nicky Bandini, l'Inter campione in carica ha recuperato due gol di svantaggio contro la Roma di Gian Piero Gasperini, con una doppietta di Lautaro Martínez che ha esteso il suo record di imbattibilità contro le squadre allenate dal tecnico. Il pezzo descrive Gasperini mentre sorride dopo aver sprecato il vantaggio.

Per il lettore straniero, Mazzola e Lautaro Martínez appartengono allo stesso club ma a due calcio diversi: il primo a un'Inter che vinceva in Europa con pochi gol, il secondo a una squadra che il Guardian descrive come campione in carica e ancora in corsa per il titolo.

La stampa britannica tende a trattare i necrologi dei calciatori italiani come occasioni per raccontare un'epoca. Il Guardian lo fa con Mazzola citando esplicitamente le due Coppe dei Campioni e i quattro scudetti, cioè i numeri che il pubblico internazionale riconosce.

La finale del 1970 resta il momento più citato della sua carriera fuori dall'Italia. Il Brasile di Pelé vinse quel Mondiale, e per la stampa estera quella partita è ancora il punto di riferimento per misurare la nazionale italiana di quegli anni.

Il necrologio non contiene dichiarazioni di dirigenti o ex compagni: il Guardian costruisce il ritratto sui fatti, sui trofei e sul ruolo di Mazzola nell'Inter. È una scelta coerente con il modo in cui il giornale britannico tratta i grandi giocatori del passato.

Per la redazione Sport, la lezione è che il calcio italiano del Novecento continua a essere raccontato all'estero attraverso i club che hanno vinto in Europa. L'Inter è uno di questi, e Mazzola è uno dei nomi che il pubblico internazionale associa a quella storia.

La notizia arriva in una settimana in cui la stampa estera ha seguito la Serie A soprattutto attraverso il duello tra Inter e Roma. Il necrologio di Mazzola aggiunge a quella copertura una dimensione storica che i risultati di campionato non possono dare.

La scomparsa di Mazzola non è stata accompagnata, nelle fonti internazionali consultate, da dichiarazioni ufficiali dell'Inter o della federazione. Il Guardian si limita a ricostruire la carriera, e questa è l'unica base su cui possiamo riferire.

Resta il dato che il giornale britannico sottolinea: diciassette anni in un solo club. In un calcio europeo dove i trasferimenti sono la norma, la stampa estera legge quella scelta come un'anomalia, e la usa per spiegare un'epoca.

Per i lettori di La Veduta, il necrologio è anche un promemoria: il calcio italiano che il mondo conosce è spesso quello dei trofei europei e delle finali mondiali, non quello dei campionati che seguiamo ogni domenica.

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