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OPINION

Il Mediterraneo, la frontiera e il peso di stare nel mezzo

La Redazione405 wordsEdition2martedì 2 giugno 2026 — Edizione № 2

Due notizie, giunte questa settimana da fonti diverse, meritano di essere lette insieme. La prima riguarda il sequestro di un patrimonio valutato in duecento milioni di euro, riconducibile secondo le autorità a un'organizzazione mafiosa siciliana dedita al traffico di stupefacenti. La seconda riguarda l'entrata in vigore di quella che Politico Europe ha definito la legge migratoria più restrittiva mai adottata dall'Unione europea, una normativa che — secondo la copertura internazionale — ridisegna il ruolo dell'Italia come frontiera meridionale del continente. Prese separatamente, sono due notizie di cronaca. Insieme, disegnano una geografia del potere e della vulnerabilità che questo giornale osserva da tempo.

L'Italia è, nella narrativa internazionale, il luogo dove l'Europa finisce e il Mediterraneo comincia. È una posizione geografica che diventa, ciclicamente, una posizione politica. Quando l'Europa stringe le proprie regole sull'accoglienza, è l'Italia a trovarsi più esposta: le sue coste non si spostano, i flussi migratori non si fermano per decreto, e la responsabilità di gestire l'arrivo di persone che cercano un varco verso il continente ricade, nella pratica, sulle autorità locali di regioni che non hanno né le risorse né il mandato per farlo da sole. La stampa internazionale ha documentato questa tensione con crescente attenzione negli ultimi anni, e la nuova normativa europea non sembra destinata ad allentarla.

Sul fronte della criminalità organizzata, il sequestro siciliano è stato riportato con toni che riflettono una lettura consolidata all'estero: la mafia come fenomeno endemico, radicato, capace di rigenerarsi. Noi non contestiamo la gravità del fenomeno. Ma osserviamo che la copertura internazionale tende a isolare la Sicilia — e più in generale il Mezzogiorno — come se la criminalità organizzata fosse un problema locale, quando le rotte del traffico attraversano l'intero continente e i capitali vengono riciclati in mercati finanziari che non hanno nulla di meridionale. La frontiera, ancora una volta, è italiana. I profitti, spesso, no.

Infine, la notizia del blocco austriaco al Brennero — che la stampa internazionale ha segnalato come un segnale di crisi nel transito alpino — completa il quadro. L'Italia è stretta tra un confine meridionale che l'Europa le chiede di sorvegliare e un confine settentrionale che i suoi vicini si riservano di chiudere quando lo ritengono opportuno. Questo giornale non offre soluzioni che non siano di competenza delle istituzioni. Offre soltanto la lettura: quella di un paese che occupa il centro del Mediterraneo e che, proprio per questo, non può permettersi di essere trattato come una periferia dell'Europa.

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