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MOLISE

Il record di Meloni e il Molise che continua a svuotarsi

La longevità del governo celebra la stabilità, ma il Sud interno attende risposte

Antonio Petrella812 wordsEdition107lunedì 7 settembre 2026 — Edizione № 107

Il governo guidato da Giorgia Meloni è diventato il più longevo nella storia del dopoguerra italiano, superando venerdì il record di 1.413 giorni stabilito da Silvio Berlusconi, come riportano France 24 e Euronews. La presidente del Consiglio ha celebrato il traguardo con una festa organizzata dal suo partito, Fratelli d'Italia, e con un comizio a Bari in vista delle elezioni del 2027.

La stampa internazionale sottolinea come la longevità sia una rarità nell'Italia del dopoguerra, dove i governi sono spesso caduti prima della fine del loro mandato. France 24 ricorda che il paese è noto per la sua instabilità politica, il che rende il risultato di Meloni 'notevole'.

Da Campobasso, la notizia arriva attutita. Il capoluogo del Molise, una delle regioni più piccole e spopolate d'Italia, guarda alla stabilità politica nazionale con lo scetticismo di chi da decenni vede i propri giovani partire senza che alcun governo — lungo o corto che sia — riesca a invertire la rotta.

L'analista politico Lorenzo Pregliasco, intervistato da France 24, sostiene che la longevità di Meloni sia meglio compresa non come un record di forza politica ma come il prodotto di un'attenta gestione della coalizione. Secondo Pregliasco, l'opposizione italiana è frammentata e non esiste un leader alternativo credibile.

La ricercatrice Giulia Sandri, dell'Università Libera di Bruxelles, aggiunge che la forza di Meloni è meno legata alle politiche e più al dominio del suo partito nella coalizione di governo. Quattro anni di stabilità hanno permesso alla presidente del Consiglio di accumulare relazioni diplomatiche, rafforzando la posizione dell'Italia sulla scena europea.

Euronews riferisce che Meloni ha celebrato il traguardo venerdì con un comizio a Bari, in Puglia, guardando già alle elezioni del 2027. La scelta del Sud come palcoscenico non è casuale: il consenso per il partito di Meloni nelle regioni meridionali è stato determinante per la sua ascesa e per il mantenimento del potere.

Ma nel Molise, la regione più piccola d'Italia per popolazione dopo la Valle d'Aosta, la realtà è fatta di numeri che nessuna festa di partito può nascondere. La popolazione è scesa a circa 289.000 abitanti, con un declino costante che dura da decenni. I giovani continuano ad andarsene, attratti dalle città del Nord o dall'estero, e i paesi dell'entroterra si svuotano uno dopo l'altro.

La copertura internazionale sulla longevità del governo non menziona il Molise, e forse non potrebbe essere altrimenti. Ma per chi vive in questa regione, la domanda è inevitabile: cosa ha significato questa stabilità per i territori che il dibattito politico nazionale dimentica?

Il divario Nord-Sud, uno dei temi ricorrenti nella copertura straniera dell'Italia, resta una questione aperta. Mentre la presidente del Consiglio celebra il suo record, le regioni del Mezzogiorno continuano a confrontarsi con tassi di disoccupazione giovanile più alti della media nazionale, servizi pubblici carenti e infrastrutture inadeguate.

Il Molise, in particolare, ha visto fallire o arenarsi diversi progetti di sviluppo. La regione ha fatto parlare di sé sulla stampa internazionale soprattutto per i programmi che offrono denaro a chi decide di trasferirsi nei suoi borghi spopolati — iniziative che attirano curiosità ma che finora non hanno invertito la tendenza demografica.

La transumanza e i tratturi, riconosciuti come patrimonio immateriale dall'UNESCO, raccontano di un passato in cui il Molise era un crocevia di popoli e greggi. Oggi quei sentieri sono percorsi soprattutto da turisti e camminatori, mentre i paesi che un tempo vivevano di quella economia si interrogano sul proprio futuro.

C'è anche la storia delle minoranze linguistiche, le comunità arbëreshë di origine albanese e quelle croate, che hanno mantenuto per secoli lingue e tradizioni uniche. Anche loro si confrontano con lo spopolamento: i giovani che restano sono pochi, e la trasmissione delle lingue minoritarie è sempre più difficile.

La stabilità politica, insomma, è una condizione necessaria ma non sufficiente. I governi che si sono succeduti a Roma — brevi o lunghi che siano stati — hanno raramente affrontato con decisione il problema del declino demografico e della disparità territoriale che affligge il Sud.

Il comizio di Bari, con la promessa di guardare alle elezioni del 2027, suona nel Molise come l'ennesimo appuntamento elettorale in cui la regione farà da comparsa. I partiti promettono attenzione ai territori, ma i risultati concreti, per chi vive nell'entroterra molisano, sono difficili da vedere.

Nel frattempo, la regione continua a esistere — nonostante la famosa battuta che vuole che il Molise non esista affatto. È una battuta che i molisani hanno imparato a raccontare con ironia, ma che dice molto di come il Sud più profondo viene percepito dal resto del paese e dall'Europa.

La domanda che resta, mentre i media internazionali celebrano o criticano il record di Meloni, è se questa stabilità potrà finalmente tradursi in politiche capaci di trattenere i giovani del Molise e delle altre regioni interne. La storia recente non offre molti motivi di ottimismo.

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