ESTERI
La rottura Meloni-Trump ridisegna l'asse atlantico europeo
L'Italia abbandona Washington e si avvicina a Macron mentre la NATO prepara il vertice di Ankara
Adriana Sole1,247 wordsEdition №30lunedì 29 giugno 2026 — Edizione № 30

La relazione tra Giorgia Meloni e Donald Trump, un tempo cordiale, si è deteriorata pubblicamente nelle ultime settimane. Secondo Politico, la premier italiana si è distanziata dal presidente americano per quelli che ha definito "attacchi costanti e non provocati". Trump ha risposto con una tirata su Truth Social contro quello che definisce il principale alleato americano in Italia, accusando Meloni di tradimento per aver rifiutato di permettere all'Italia di essere trascinata in una disputa commerciale con Washington.
Lo scontro affonda le radici nella politica economica di Trump. Con la sua bassa spesa per la difesa e l'avanzo commerciale con l'America, l'Italia era destinata a scontrarsi con l'agenda America First del presidente. Secondo Politico, la collisione era prevedibile: una premier di destra transatlanticista che per anni si era presentata come l'alleata europea più naturale di Trump si ritrova ora in conflitto aperto con lui.
Il distacco di Meloni da Washington coincide con un avvicinamento a Parigi. Emmanuel Macron ha ospitato la premier italiana per un vertice bilaterale sulla Riviera francese giovedì scorso, secondo France 24. L'incontro segna una riconciliazione nascente tra Roma e Parigi, dopo anni di tensioni durante il primo governo Meloni.
La crisi diplomatica tra l'Italia e gli Stati Uniti arriva in un momento critico per l'alleanza atlantica. Mercoledì, i leader di Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia si sono riuniti a Berlino per coordinare una posizione congiunta sulla NATO, secondo quanto riportato da Politico. Il gruppo E5, come viene chiamato, si è impegnato a rafforzare il pilastro europeo dell'alleanza prima di un incontro cruciale tra il segretario generale della NATO Mark Rutte e il presidente Trump.
Questo coordinamento europeo rappresenta una risposta diretta all'incertezza americana sulla NATO. Con Trump al potere e le sue ripetute critiche al finanziamento europeo della difesa, i leader del continente temono un indebolimento dell'impegno americano verso l'alleanza. L'Italia, membro della NATO dal 1949 e ospite di basi americane strategiche, si trova in una posizione particolare: tradizionalmente legata agli Stati Uniti, ma sempre più consapevole della necessità di una difesa europea autonoma.
La posizione italiana è complicata da accuse iraniane. Secondo il Jerusalem Post, il vice ministro degli affari esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha accusato l'Italia e la Romania di aver permesso agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi aeree negli attacchi all'Iran. Queste accuse, sebbene negate dalle autorità italiane, alimentano il dibattito europeo su quanto sia prudente dipendere dalla protezione americana in un'epoca di crescente instabilità.
Il vertice di Ankara della NATO, previsto nelle prossime settimane, sarà il test decisivo per la nuova strategia europea. Il gruppo E5 ha chiesto che l'aiuto all'Ucraina rimanga in cima all'agenda, secondo Politico. Questa richiesta riflette una preoccupazione comune: con Trump presidente, il sostegno americano a Kiev potrebbe diminuire, costringendo l'Europa a farsi carico di una responsabilità maggiore.
Per l'Italia, la rottura con Trump rappresenta un cambio di paradigma nella politica estera. Meloni, che aveva costruito la sua credibilità internazionale sulla vicinanza a Washington, si ritrova ora a negoziare una posizione europea più indipendente. Secondo France 24, questo potrebbe avvicinare Roma a Bruxelles e a Parigi, due capitali dalle quali Meloni si era mantenuta a distanza durante il primo mandato di Trump.
La questione della spesa per la difesa rimane centrale. L'Italia spende circa il 1,6% del PIL in difesa, al di sotto dell'obiettivo NATO del 2%. Trump ha ripetutamente criticato questa cifra, minacciando di ridurre l'impegno americano se gli alleati europei non aumenteranno i loro investimenti. Per Roma, questo significa una scelta: accelerare gli investimenti militari o negoziare un ruolo diverso nella NATO.
L'avvicinamento a Macron offre un'alternativa strategica. La Francia, sotto la guida di Emmanuel Macron, ha promosso l'idea di una "sovranità strategica europea" per anni, una visione che ora risuona più forte in Italia. L'incontro sulla Riviera francese non è stato un semplice gesto diplomatico, ma un segnale che Roma sta considerando di ancorare la sua sicurezza a una struttura europea piuttosto che esclusivamente atlantica.
Tuttavia, l'Italia rimane formalmente legata alla NATO e agli Stati Uniti. Le basi americane a Sigonella, in Sicilia, e altrove rimangono critiche per la strategia di difesa italiana. Una rottura completa con Washington non è realistica né desiderabile per Roma. Piuttosto, quello che emerge è un tentativo di ricalibrare il rapporto: mantenere l'alleanza atlantica, ma costruire parallelamente una capacità europea di difesa.
Il contesto europeo più ampio complica ulteriormente la situazione. L'Ungheria di Viktor Orban, storicamente vicina a Trump, si trova isolata nel gruppo E5. Secondo France 24, anche il primo ministro britannico in partenza Keir Starmer ha iniziato a riconsiderare il rapporto con Washington. Questo suggerisce che la rottura Meloni-Trump non è un episodio isolato, ma parte di un più ampio riposizionamento strategico europeo.
La questione dell'Ucraina aggiunge un ulteriore strato di complessità. L'Italia, come altri paesi europei, ha fornito aiuti militari a Kiev, ma con una certa riluttanza iniziale. Secondo Politico, il gruppo E5 ha insistito che il sostegno a Kiev rimanga una priorità della NATO. Se Trump dovesse ridurre l'aiuto americano, l'Europa dovrebbe compensare, un onere che ricadrebbe pesantemente su paesi come l'Italia.
Infine, la rottura con Trump potrebbe avere implicazioni per la politica interna italiana. Meloni ha costruito parte della sua credibilità sulla capacità di negoziare con Washington. Una perdita di influenza a Washington potrebbe indebolire la sua posizione domestica, anche se potrebbe guadagnare credibilità presso un'opinione pubblica italiana sempre più scettica dell'alleanza atlantica.
Il vertice di Ankara sarà decisivo. Se l'Europa riuscirà a presentare un fronte unito sulla difesa e sull'Ucraina, potrebbe negoziare da una posizione di forza con Trump. Se invece la coesione si spezza, come sembra probabile data la diversità di interessi tra i paesi europei, il presidente americano avrà mano libera per imporre la sua agenda. Per l'Italia, il risultato determinerà se il distacco da Trump rappresenta un'opportunità di autonomia strategica o un errore di calcolo diplomatico.
La prossima settimana sarà cruciale. I colloqui tra Rutte e Trump ad Ankara avranno luogo mentre il caldo geopolitico sale in Europa. La capacità dell'Italia di navigare tra Washington, Bruxelles e Parigi dipenderà dalla sua abilità nel costruire consensus europeo su una visione comune di sicurezza e difesa. Meloni ha fatto la sua scelta: rompere con Trump. Ora deve dimostrare che l'Europa può offrire un'alternativa credibile.
