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NAZIONALE

Quattro braccianti bruciati vivi in Italia: il lavoro agricolo rimane una trappola mortale

Due pakistani arrestati dopo la morte di tre afghani e un pakistano in un furgone. L'Abruzzo conosce il costo dello sfruttamento rurale.

Marco Di Sante1,456 wordsEdition10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

La polizia italiana ha arrestato due cittadini pakistani in connessione con la morte di quattro braccianti agricoli trovati bruciati vivi in un furgone, secondo quanto riportato da Hindustan Times. I morti erano tre afghani e un pakistano, tutti impiegati nel lavoro agricolo. Le autorità hanno avviato un'inchiesta per determinare le circostanze della morte e il ruolo dei due arrestati.

Il caso rappresenta l'ennesima manifestazione di una realtà che l'Abruzzo conosce intimamente: il lavoro agricolo nei campi italiani rimane uno dei settori più sfruttati e pericolosi del paese. Secondo i rapporti della stampa internazionale degli ultimi anni, migliaia di migranti lavorano in condizioni di semi-schiavitù, con salari da fame, orari disumani e nessuna protezione legale.

Nelle province abruzzesi, dove l'agricoltura rimane una parte importante dell'economia rurale, il fenomeno dello sfruttamento dei migranti è cresciuto negli ultimi dieci anni. I braccianti stranieri vengono reclutati con promesse di lavoro regolare e dignitoso, poi vengono confinati in baracche fatiscenti, privati dei documenti, costretti a lavorare per salari inferiori al minimo legale.

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