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UMBRIA

Quattro braccianti bruciati vivi: il costo nascosto dell'agricoltura italiana

Due pakistani arrestati dopo la scoperta di lavoratori migranti morti in un furgone. L'Umbria agricola affronta il suo ruolo nella catena dello sfruttamento

Niccolò Mariani1,547 wordsEdition10martedì 9 giugno 2026 — Edizione № 10

La polizia italiana ha arrestato due cittadini pakistani in connessione con la morte di quattro lavoratori migranti trovati bruciati vivi in un minivan. Secondo quanto riportato da Hindustan Times, tra i morti c'erano tre afghani e un pakistano, tutti braccianti impiegati nel settore agricolo. L'incidente ha riacceso l'attenzione internazionale sulle condizioni di lavoro nei campi italiani e sulla vulnerabilità dei migranti che sostengono l'economia rurale del paese.

La scoperta arriva mentre l'Italia continua a fare i conti con una crisi strutturale nel settore agricolo: la dipendenza da manodopera migrante a basso costo, l'assenza di controlli efficaci e una catena di sfruttamento che collega i grandi distributori ai piccoli proprietari terrieri. L'Umbria, regione dove l'agricoltura rimane centrale nonostante il declino demografico, non è estranea a questo sistema. I campi umbri — dalle coltivazioni di grano alle vigne — si reggono in parte su braccianti stranieri spesso privi di protezioni legali.

La stampa internazionale ha sottolineato come questi episodi non siano isolati. Reuters e le agenzie di stampa mondiale hanno documentato negli ultimi anni una serie di abusi contro lavoratori migranti nei campi italiani, dalla Puglia alla Sicilia, dalla Toscana all'Umbria. Le vittime sono spesso trasportate in minivan, stipate insieme, in condizioni che le autorità descrivono come disumane.

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Quattro braccianti bruciati vivi: il costo nascosto dell'agricoltura italiana — La Veduta