SARDEGNA
Dieci corpi nel Mediterraneo, la Sardegna rimane il confine invisibile
Mentre i soccorritori italiani recuperano vittime al largo di Malta, l'isola osserva il ciclo delle traversate che non si ferma
Gavino Sanna1,487 wordsEdition №9lunedì 8 giugno 2026 — Edizione № 9
I soccorritori italiani hanno recuperato dieci corpi dopo il capovolgimento di una barca migrante al largo di Malta, secondo quanto riportato dalla Guardia costiera domenica scorsa. Il natante, partito dalla Libia con circa 60 passeggeri a bordo, si è rovesciato in acque internazionali. Quarantotto persone sono state salvate vive.
Il Guardian ha coperto l'evento come un episodio isolato, un'emergenza puntuale nel Mediterraneo centrale. Ma per chi vive in Sardegna, questa notizia si inserisce in un pattern che non ha fine: il flusso costante di traversate, naufragi, recuperi e morti che caratterizza le rotte migratorie verso l'Europa.
La Sardegna, situata a circa 200 chilometri dalle coste nord-africane, è geograficamente il primo approdo naturale per chi fugge dalla Libia. Eppure il racconto internazionale della migrazione nel Mediterraneo raramente menziona l'isola come centro della crisi, preferendo concentrarsi su Malta, Lampedusa e le coste greche. La Sardegna rimane una frontiera invisibile nel dibattito globale.
