CAMPANIA
Quattro braccianti bruciati vivi in furgone: il lavoro schiavo nel Sud
La morte di quattro lavoratori migranti in Calabria riaccende il dibattito internazionale sullo sfruttamento agricolo in Italia
Rosaria Esposito1,547 wordsEdition №5venerdì 5 giugno 2026 — Edizione № 5
Quattro braccianti migranti — tre afghani e un pakistano — sono stati trovati bruciati vivi in un furgone parcheggiato presso una stazione di servizio ad Amendolara, in provincia di Cosenza, lunedì scorso. Due cittadini pakistani sono stati arrestati in relazione ai decessi. Secondo France 24 e il New York Times, i quattro lavoravano come raccoglitori di frutta in condizioni di schiavitù, inseriti in un sistema di traffico criminale di manodopera che la stampa internazionale descrive come endemico nel Sud Italia.
La scoperta ha riacceso l'attenzione mondiale sullo sfruttamento agricolo nella Campania e in Calabria, regioni dove decine di migliaia di lavoratori stranieri raccolgono pomodori, meloni e agrumi in condizioni che organizzazioni internazionali descrivono come illegittime. France 24 ha sottolineato come il caso di Amendolara rappresenti un'escalation della violenza contro i migranti, non un episodio isolato: il giornale francese ha riportato che i quattro erano stati trattenuti in condizioni di schiavitù, con debiti artificiali che li legavano ai loro sfruttatori.
La Campania, con il suo porto di Napoli e le sue rotte migratorie, è un punto di transito cruciale per il reclutamento di manodopera agricola destinata alle pianure del Tavoliere delle Puglie e della Calabria. Le autorità regionali e locali hanno a lungo segnalato la difficoltà di contrastare le reti criminali che gestiscono il traffico, anche perché molti lavoratori rimangono invisibili alle statistiche ufficiali.
